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Affitti brevi, regole più stringenti ma incassi record nelle grandi città

 
Affitti brevi, regole più stringenti ma incassi record nelle grandi città
Redazione

Nel 2024 il Governo, per contrastare l’abusivismo, ha imposto ai proprietari di case proposte sul mercato degli affitti brevi di esibire accanto ai campanelli il CIN, codice identificativo nazionale. Ad un anno dall’entrata in vigore dell’obbligo, il Ministero del Turismo ha rilasciato poco più di 620mila CIN. La maggior parte degli alloggi è in regola, ma 80mila non lo sono ancora.

Affitti brevi, regole più stringenti ma incassi record nelle grandi città

L’obiettivo del codice è avere più informazioni su questo mercato. Fino a due anni fa ai proprietari delle case messe in affitto su AIRBNB o su altre piattaforme online, bastava aprire un account, accogliere i turisti ed incassare i soldi. Dopo un accordo del dicembre del 2023, AIRBNB si è impegnata a versare le tasse diventando sostituto di imposta: vuol dire che AIRBNB trattiene dagli incassi quanto dovuto al fisco e lo paga per conto dei clienti che hanno messo a disposizione l’alloggio tramite la piattaforma, i quali infine ricevono la somma al netto dell’imposta.

Negli ultimi anni la diffusione degli affitti brevi ha spinto diverse amministrazioni comunali ad introdurre regole più severe. La necessità di controllare questo mercato nasce dal fatto che in varie città, specialmente in quelle dove arrivano già molti turisti, è diventato difficile trovare una casa affittata a lungo termine perché sempre più spesso i proprietari preferiscono affittarle ai turisti. Questo causa alcuni effetti negativi per la popolazione che abita e vive nelle città: tra questi, quello più evidente è l’aumento del costo degli affitti di lungo periodo.

Il Ministro dell’Economia, nel presentare la legge di Bilancio, ha detto che sarebbe stato necessario un aumento delle tasse al 26%, contro l’attuale 21%, perché con la diffusione degli affitti brevi è più difficile trovare case in affitto nelle città. L’idea però è durata poco: all’inizio di novembre, dopo due settimane di discussioni interne alla maggioranza, nelle nuove bozze della legge di Bilancio ora all’esame della Camera l’aumento è stato molto ridimensionato, quasi annullato. Il testo definitivo della legge di Bilancio prevede sempre la cedolare secca del 21% sui profitti ottenuti dal primo immobile, mentre si dovrà pagare il 26% solo dal secondo immobile, e dal terzo è obbligatorio aprire la partita IVA.

Il Ministero dell’Economia aveva stimato un maggiore incasso di 102 milioni di euro l’anno, una somma comunque contenuta considerando che solo nei primi 8 mesi del 2025 gli affitti brevi hanno generato prenotazioni per un valore di 8,2 miliardi di euro. Con l’attuale versione lo Stato incasserà soltanto 13 milioni di euro in più.