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Autostrade più care dal 2026, tornano gli aumenti sui pedaggi

 
Autostrade più care dal 2026, tornano gli aumenti sui pedaggi
Redazione

Dal primo gennaio 2026 il pedaggio delle autostrade costa in media l’1,5% in più, con un picco di quasi il 2% sulla Salerno-Pompei-Napoli ed aumenti superiori all’1% sulla maggior parte delle altre autostrade. L’adeguamento delle tariffe delle autostrade viene stabilito dai piani economici e finanziari firmati dai concessionari e dal Ministero dei Trasporti. Gli aumenti tengono conto dell’inflazione basata sull’indice dei prezzi al consumo, degli investimenti sostenuti dai concessionari per migliorare la sicurezza e di indicatori di efficienza e qualità del servizio.

Autostrade più care dal 2026, tornano gli aumenti sui pedaggi

Dal 2020 l’aumento è stato bloccato ogni anno dal Ministero, prima per l’emergenza Covid19, poi per la rinegoziazione di molte concessioni scadute. Il blocco è stato sempre inserito nel cosiddetto decreto milleproroghe, quello in cui il Governo stabilisce il prolungamento della validità di norme che stanno per scadere, quasi sempre approvato a ridosso della fine dell’anno, visto che la gran parte delle misure scade di solito il 31 dicembre, come nel caso dei pedaggi autostradali, oppure tra giugno e luglio, perché talvolta i termini di validità delle norme sono semestrali.

Dopo l’esame del tribunale amministrativo e del Consiglio di Stato, la controversia è finita alla Corte Costituzionale, che con la sentenza 147 pubblicata il 14 ottobre ha stabilito però che il Ministero non può bloccare unilateralmente gli aumenti previsti da piani economici in vigore, firmati dallo stesso Ministero. Secondo i giudici, il blocco è un danno anche per gli automobilisti perché compromette gli investimenti e la manutenzione necessari per garantire l’efficienza e la sicurezza delle autostrade.

In una nota, il Ministero dei Trasporti ha accusato la Corte Costituzionale di aver vanificato lo sforzo del Ministro e del Governo di bloccare le tariffe anche per il 2026. Il Ministero ha scritto che gli aumenti sono stati stabiliti dall’Autorità di regolazione dei trasporti (un’autorità indipendente che si occupa tra le altre cose delle condizioni minime di qualità dei servizi di trasporto) in seguito alle decisioni della Corte Costituzionale, sulle quali il Ministero «non può più intervenire».