L’anno 2025 si è archiviato lasciando dietro di sé un panorama economico profondamente diverso da quello che molti esperti avevano immaginato dodici mesi fa. Analizzando l’andamento dei mercati, emerge chiaramente come l'anno passato sia stato caratterizzato da una velocità doppia. Se da un lato gli Stati Uniti hanno vissuto una fase di stasi, l’Europa e il Giappone hanno mostrato una forza inaspettata.
Analisi Mercati 2025 e Previsioni 2026: cosa è cambiato e come muoversi (Parte 1)
In particolare, il mercato giapponese è riuscito a crescere nonostante la decisione della loro banca centrale di aumentare i tassi di interesse, una mossa che solitamente scoraggia gli investitori perché rende il denaro più "caro" da prendere in prestito. Nonostante queste scosse, il clima generale è rimasto calmo, come dimostrato dai bassi livelli del VIX, l'indicatore che misura il nervosismo degli investitori. Tuttavia, la vera spinta non è arrivata dalle azioni, ma dai metalli preziosi: l’oro e il rame hanno vissuto una crescita straordinaria proprio nelle battute finali dell'anno, confermandosi come i veri protagonisti dei portafogli finanziari.
IL REBUS DELL’INFLAZIONE E IL PESO DEL DOLLARO
Uno dei fattori determinanti del 2025 è stata la gestione dei tassi di interesse, ovvero il costo che le banche e i cittadini pagano per ricevere prestiti. La Banca Centrale Europea ha scelto la via della stabilità, mantenendo i tassi intorno al 2 per cento. Negli Stati Uniti, invece, il percorso è stato più accidentato. Sebbene l’inflazione - cioè il fenomeno per cui i prezzi nei negozi aumentano e il nostro denaro vale meno - abbia dato segnali di rallentamento, la mancanza di dati certi in alcuni periodi dell'anno ha creato un velo di incertezza. Questa situazione è stata aggravata da una forte svalutazione del dollaro americano, che ha perso circa il 13 per cento del suo valore rispetto all'euro. Per chi ha investito in America, questo ha significato un duro colpo: anche se le aziende statunitensi andavano bene, il cambio sfavorevole ha "mangiato" gran parte dei guadagni una volta riportati i soldi in Europa.
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE TRA PROMESSE E REALTÀ INDUSTRIALE
Il 2025 è stato anche l’anno in cui l’Intelligenza Artificiale ha smesso di essere una curiosità per diventare un pilastro dell’economia mondiale. Aziende come OpenAI hanno raggiunto valutazioni colossali, nell'ordine dei 750 miliardi di dollari, ma questa crescita ha alimentato il timore di una "bolla finanziaria", ovvero una situazione in cui i prezzi salgono per pura speculazione senza che ci siano guadagni reali a sostenerli. Gli analisti hanno iniziato a guardare con attenzione ai Capex, cioè ai soldi che queste grandi aziende spendono ogni giorno per acquistare computer potentissimi e tecnologia. Il rischio è che questi investimenti diventino talmente alti da non poter essere ripagati dalle vendite. In questo scenario, la strategia vincente per molti investitori è stata quella del tilting, che consiste nel dosare con cura i propri risparmi, evitando di puntare tutto sulle aziende più famose e care, preferendo invece realtà più solide e concrete.
LA CRISI DEMOGRAFICA E IL FUTURO DELLE PENSIONI IN ITALIA
Spostando l'attenzione sul fronte interno, il 2025 ha confermato le difficoltà strutturali del sistema italiano. La discussione sulla manovra finanziaria dello Stato ha mostrato ancora una volta quanto sia difficile far quadrare i conti pubblici. Il problema principale resta quello delle pensioni: l’Italia continua a invecchiare, con l'età media che ha raggiunto i 48,5 anni, e ci sono sempre meno giovani che lavorano per pagare gli assegni previdenziali degli anziani. È quella che viene definita "coperta corta": i soldi non bastano per tutti. Questa realtà spinge verso una conclusione obbligata: la necessità di costruire uno "zainetto previdenziale" privato. Per non trovarsi in difficoltà in futuro, è diventato fondamentale integrare la pensione pubblica con risparmi personali o fondi pensione, senza fare affidamento solo sulle promesse della politica, spesso limitate dal peso del debito pubblico.
LEZIONI APPRESE E PROSPETTIVE PER IL NUOVO ANNO
Guardando indietro, il 2025 ha insegnato che le previsioni finanziarie sono raramente infallibili. Chi si aspettava un crollo dell'Europa è stato smentito dai fatti, con le aziende europee che hanno garantito rendimenti superiori alla media. Al contrario, l'oro ha sorpreso tutti con un incredibile +70 per cento, un risultato che nessuno aveva previsto all'inizio dell'anno. Persino il petrolio ha deluso le aspettative, perdendo il 20 per cento del suo valore. In un anno così turbolento, chi ha scelto una strategia prudente - dividendo i propri risparmi tra obbligazioni (prestiti sicuri) e azioni - è riuscito a ottenere un guadagno medio del 5 per cento. Questo risultato conferma una regola d'oro della finanza: la diversificazione, ovvero non mettere mai tutte le uova nello stesso paniere, resta l’unica vera difesa contro l’incertezza dei mercati. Con queste consapevolezze, il mondo finanziario si prepara ora ad affrontare le sfide che il 2026 porterà con sé.