• Non è solo luce e gas, è l'energia di casa tua.
  • Un museo. Quattro Sedi. IntesaSanPaolo
  • La piattaforma di wealth planning
  • Italpress Agenzia di stampa

Addio a Pier Francesco Guarguaglini, il manager di Stato che trasformò Finmeccanica in un campione globale

 
Addio a Pier Francesco Guarguaglini, il manager di Stato che trasformò Finmeccanica in un campione globale
Redazione

Con la scomparsa di Pier Francesco Guarguaglini, morto all’età di 88 anni, si chiude una stagione cruciale del capitalismo pubblico italiano. A darne notizia è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto, che su X ha affidato un commosso ricordo a parole misurate e definitive: uno “straordinario manager di Stato”, un uomo di “intelligenza e visione”, prima ancora che un amico. Un tributo che restituisce la cifra di una figura capace di segnare, nel bene e nel male, l’industria nazionale della difesa e dell’aerospazio.

Nato a Firenze nel 1939, Guarguaglini apparteneva a quella generazione di dirigenti pubblici formatisi in un’Italia che credeva nella forza della competenza tecnica come leva di sovranità industriale. Laureato in ingegneria elettronica all’Università di Pisa e al Collegio Pacinotti, oggi Scuola Superiore Sant’Anna, completò il proprio percorso accademico con un Ph.D. all’Università della Pennsylvania. Un curriculum internazionale che anticipava la traiettoria di una carriera interamente proiettata oltre i confini nazionali.

Entrato in Finmeccanica negli anni Settanta, Guarguaglini ne attraversò tutte le principali articolazioni: dalle Officine Galileo a Oto Melara, da Breda Meccanica Bresciana alla responsabilità del settore Difesa, fino alla presidenza di Alenia Marconi Systems e all’amministrazione delegata di Fincantieri. Nel 2002 arrivò l’investitura più alta: presidente e amministratore delegato del gruppo, ruolo che avrebbe mantenuto fino al 2011, guidando quella che resta la fase di maggiore espansione e visibilità internazionale dell’azienda oggi nota come Leonardo.

Sotto la sua leadership, Finmeccanica consolidò il proprio posizionamento nei settori chiave degli elicotteri, dell’elettronica per la difesa, della sicurezza e dello spazio, ambendo apertamente a competere con i grandi player statunitensi ed europei. Emblematica, in questo senso, fu la vittoria, poi annullata, della gara per l’elicottero presidenziale americano Marine One, un risultato simbolico, che per la prima volta proiettava una società non statunitense al centro del complesso militare-industriale di Washington. In quegli anni Guarguaglini fu anche membro della Commissione Trilaterale e ricevette il Premio America della Fondazione Italia Usa, riconoscimenti che suggellavano il suo ruolo di interlocutore privilegiato tra industria, politica e diplomazia.

Ma la parabola di Guarguaglini non fu esente da ombre. Gli ultimi anni alla guida del gruppo furono segnati da una stagione di inchieste giudiziarie che investì Finmeccanica e il suo gruppo dirigente, in un intreccio di accuse che andavano dalla corruzione internazionale alle false fatturazioni. Nel 2011, insieme alla moglie Marina Grossi, allora amministratrice delegata di Selex Sistemi Integrati, Guarguaglini fu indagato dalla Procura di Roma per frode fiscale nell’ambito di appalti legati a ENAV. Le indagini portarono alle sue dimissioni il 1º dicembre di quell’anno e aprirono una profonda fase di ristrutturazione aziendale. La sua posizione giudiziaria sarebbe stata successivamente archiviata, ma l’uscita di scena segnò comunque la fine di un’epoca.

Con Guarguaglini si congeda un modello di capitalismo pubblico in cui le grandi partecipate statali erano insieme strumenti di politica industriale, attori di geopolitica economica e, inevitabilmente, terreno di scontro giudiziario e mediatico. La sua figura resta complessa, divisiva, ma centrale, quella di un dirigente che ha incarnato ambizioni e contraddizioni dell’Italia industriale contemporanea. Oggi, nel ricordo composto delle istituzioni e nel cordoglio del mondo economico, rimane l’eredità di una visione che ha lasciato un’impronta profonda e indelebile nella storia dell’industria nazionale.