L'attacco americano al Venezuela, conclusosi con la cattura e il trasferimento del presidente Maduro negli Stati Uniti, ha ulteriormente evidenziato la radicalizzazione dello scontro politico tra i repubblicani, sostengono in gran parte l'azione di Trump, e democratici che la condannano come ingiustificata e che sostengono avesse bisogno dell'autorizzazione del Congresso.
Stati Uniti: l'attacco al Venezuela allarga il solco tra repubblicani e democratici
Nessuna comunicazione, peraltro, è arrivata ai massimi esponenti del Congresso, tra quelli istituzionali a quelli politici, prima dell'attacco, secondo quanto riferiscono più fonti concordanti.
D'altra parte, alcune settimane fa, il presidente Donald Trump aveva dichiarato che non avrebbe informato in anticipo i legislatori di eventuali operazioni terrestri in Venezuela perché temeva che notizie potessero "trapelare".
Sabato mattina, mentre ancora non erano state fornite informazioni sull'attacco, il Segretario di Stato Marco Rubio ha lavorato al telefono per consolidare il sostegno dei repubblicani a Capitol Hill. Come ha riferito il senatore repubblicano dello Utah Mike Lee, inizialmente sembrato critico nei confronti dell'azione intrapresa senza l'autorizzazione del Congresso.
Ma, dopo avere parlato al telefono con Rubio, la sua posizione è cambiata radicalmente. Come confermato da una sua dichiarazione scritta: ''Ho appena parlato al telefono con il segretario di Stato Rubio. Mi ha informato che Nicolás Maduro è stato arrestato dal personale statunitense per essere processato per accuse penali negli Stati Uniti e che l'azione cinetica a cui abbiamo assistito stasera è stata messa in atto per proteggere e difendere coloro che eseguono il mandato di arresto. Questa azione rientra probabilmente nell'autorità intrinseca del presidente, ai sensi dell'articolo II della Costituzione, di proteggere il personale statunitense da un attacco effettivo o imminente. Grazie, segretario Rubio, per avermi tenuto informato".
Lo stesso segretario di Stato ha detto, durante la conferenza stampa di Mar-a-Lago, che ''questo non è il tipo di missione per cui si può fare una notifica al Congresso. Era una missione basata su un trigger (un termine che, significando letteralmente grilletto, definisce una azione da cui può derivare una reazione, ndr), in cui le condizioni dovevano essere soddisfatte notte dopo notte".
"Ricordate, in fin dei conti, in sostanza, si è trattato dell'arresto di due latitanti incriminati dalla giustizia americana, e il Dipartimento della Guerra ha supportato il Dipartimento di Giustizia in questo compito. Ora, ci sono implicazioni politiche più ampie, ma non è il tipo di missione che si può pre-notificare perché metterebbe a repentaglio la missione stessa", ha affermato Rubio.
Il presidente della commissione Intelligence del Senato, Tom Cotton, repubblicano dell'Arkansas, si è subito accodato alle considerazioni di Rubio.
"Nicolas Maduro non era solo un dittatore illegittimo; gestiva anche una vasta operazione di narcotraffico. Ecco perché è stato incriminato da un tribunale statunitense quasi sei anni fa per traffico di droga e narcoterrorismo", ha scritto Cotton su X. "Ho appena parlato con il segretario Rubio, che ha confermato che Maduro è in custodia cautelare negli Stati Uniti e dovrà rispondere dei suoi crimini contro i nostri cittadini. Mi congratulo con il presidente Trump, le nostre coraggiose truppe e le forze dell'ordine per questa incredibile operazione".
Cotton ha anche detto che ''Congresso non ha bisogno di essere informato ogni volta che il potere esecutivo effettua un arresto. Ed è esattamente quello che è successo stamattina in Venezuela, e ora Maduro verrà negli Stati Uniti e dovrà affrontare la giustizia".
Il leader della maggioranza al Senato, John Thune, repubblicano del South Dakota, ha dichiarato in una nota che ''l'azione decisa del presidente Trump volta a interrompere l'inaccettabile status quo e ad arrestare Maduro, tramite l'esecuzione di un valido mandato del Dipartimento di Giustizia, è un primo passo importante per assicurarlo alla giustizia per i reati di droga per i quali è stato incriminato negli Stati Uniti".
Di tenore nettamente diverso l'analisi del principale esponente democratico della Commissione Intelligence della Camera, il deputato Jim Himes del Connecticut: ''Maduro è un governante illegittimo, ma non ho visto alcuna prova che la sua presidenza rappresenti una minaccia tale da giustificare un'azione militare senza l'autorizzazione del Congresso, né ho sentito una strategia per il giorno dopo e su come impediremo al Venezuela di sprofondare nel caos. Il Segretario Rubio ha ripetutamente negato al Congresso che l'Amministrazione intendesse forzare un cambio di regime in Venezuela. L'Amministrazione deve immediatamente informare il Congresso sul suo piano per garantire la stabilità nella regione e sulla sua giustificazione legale per questa decisione".
Il senatore democratico della Virginia Tim Kaine, in una dura dichiarazione, si è chiesto, riferendosi a Trump: ''Dove andrà a finire? Il Presidente schiererà le nostre truppe per proteggere i manifestanti iraniani? Per far rispettare il fragile cessate il fuoco a Gaza? Per combattere i terroristi in Nigeria? Per conquistare la Groenlandia o il Canale di Panama? Per reprimere gli americani che si radunano pacificamente per protestare contro le sue politiche? Trump ha minacciato di fare tutto questo e molto di più e non vede la necessità di chiedere l'autorizzazione legale ai parlamenti eletti dal popolo prima di mettere a rischio i militari".
Il mese scorso, i repubblicani hanno respinto due risoluzioni democratiche sui poteri di guerra che tentavano di frenare le azioni militari del presidente nei Caraibi e nel Pacifico orientale.
La prima misura imporrebbe al presidente di ritirare le forze armate statunitensi dalle ostilità con qualsiasi organizzazione terroristica, a meno che non sia stata emanata una dichiarazione di guerra o un'autorizzazione all'uso della forza militare per tale scopo.
Mentre i repubblicani del Congresso hanno espresso in larga maggioranza il loro sostegno all'operazione dell'amministrazione Trump per catturare Maduro, almeno tre repubblicani della Camera hanno rilasciato dichiarazioni critiche sull'azione.
Il deputato repubblicano del Kentucky, Thomas Massie, ha scritto su X: "Se questa azione fosse costituzionalmente valida, il procuratore generale non starebbe twittando di aver arrestato il presidente di un paese sovrano e sua moglie per possesso di armi da fuoco in violazione di una legge statunitense sulle armi da fuoco del 1934".
Il deputato Don Bacon del Nebraska ha scritto su X, tra le altre cose: "La mia preoccupazione principale è che ora la Russia userà questo per giustificare le sue azioni militari illegali e barbare contro l'Ucraina, o la Cina per giustificare un'invasione di Taiwan. La libertà e lo stato di diritto sono stati difesi ieri sera, ma i dittatori cercheranno di sfruttare questo per razionalizzare i loro obiettivi egoistici".
La deputata repubblicana Marjorie Taylor Greene della Georgia ha scritto, tra l'altro: "Se l'azione militare degli Stati Uniti e il cambio di regime in Venezuela avevano davvero lo scopo di salvare vite americane dalla droga mortale, perché allora l'amministrazione Trump non ha preso provvedimenti contro i cartelli messicani?"
Ha aggiunto: "E se perseguire i narcoterroristi è una priorità assoluta, perché il presidente Trump ha graziato l'ex presidente honduregno Juan Orlando Hernandez, condannato a 45 anni per aver trafficato centinaia di tonnellate di cocaina in America? Ironicamente, la cocaina è la stessa droga che il Venezuela traffica principalmente negli Stati Uniti".