In un tempo segnato da crisi sanitarie, ambientali e sociali profondamente interconnesse, la Charta di Padova sulla Salute d'insieme, presentata dal Prof. Gino Gerosa (nella foto), attuale assessore alla Sanità della Regione Veneto, al Circular Medical Expo lo scorso dicembre, si propone come una bussola culturale e politica capace di tenere insieme scienza, innovazione e responsabilità etica.
Un impianto che dialoga in modo naturale con la dottrina sociale della Chiesa, a partire dall’intuizione profetica di papa Leone XIII, fino alla visione integrale di papa Francesco, espressa con forza nel Global Compact on Education e in continuità con l’attuale pontificato di Papa Leone XIV. Il punto di partenza è chiaro: la salute non è solo assenza di malattia, ma un equilibrio dinamico tra dimensione fisica, mentale, sociale e ambientale. Un concetto che richiama l’idea di salus come bene universale, bene comune, che non può essere garantito senza inclusione, equità e giustizia sociale. La Charta riconosce che il benessere di una comunità, passa dalla cura delle disuguaglianze, dall’educazione scolastica, dalla partecipazione attiva di tutte le generazioni e di tutti i generi.
È una visione che riecheggia il magistero di papa Francesco, per il quale “tutto è connesso”: la salute delle persone non può essere separata dalla salute dell’ambiente, dalla tutela della biodiversità, dalla mobilità sostenibile e dalla responsabilità verso le generazioni future. Qui si innesta con forza la dimensione educativa. Il Global Compact on Education chiede di ricostruire un patto tra scuola, istituzioni, comunità e famiglie per formare cittadini consapevoli, capaci di scelte responsabili. La scuola diventa così il primo luogo in cui si apprende che la salute è anche cura del territorio, degli animali, del clima, e che la prevenzione è un atto di giustizia.
Uno dei passaggi più delicati riguarda il rapporto tra innovazione tecnologica e sostenibilità. La medicina moderna ha compiuto progressi straordinari, migliorando diagnosi e terapie, ma senza un ancoraggio etico rischia di generare nuove disuguaglianze. La Charta afferma con chiarezza che, l’innovazione non può essere disgiunta dalla sostenibilità economica e dalla vocazione universalistica del sistema sanitario. È un principio che trova un forte parallelismo nella Rerum Novarum di Leone XIII, dove il progresso economico viene riconosciuto come necessario, ma mai separabile dalla dignità della persona e dalla giustizia sociale. La riorganizzazione dei sistemi sanitari, la creazione di centri di eccellenza e l’uso razionale delle risorse diventano allora strumenti per garantire equità di accesso e qualità delle cure, non meri obiettivi tecnici.
L’uso dell’intelligenza artificiale apre nuove prospettive per una medicina di precisione, personalizzata sul singolo paziente. Ma la Charta ribadisce un principio non negoziabile: la tecnologia deve restare al servizio della persona, mai sostituirla. È la stessa preoccupazione che papa Francesco esprimeva, ed esprime oggi Papa Leone XIV, quando richiamano alla necessità di un’algoretica, capace di orientare l’innovazione verso il bene comune. La centralità della persona, sancita dall’articolo 32 della Costituzione italiana, diventa così il cuore delle scelte politiche e sanitarie, valorizzando la relazione di cura come spazio umano prima ancora che clinico. Ogni generazione è chiamata a custodire l’esperienza di chi l’ha preceduta e a preparare il futuro di chi verrà. La salute “insieme” richiede una responsabilità intergenerazionale, fondata su solidarietà, coesione sociale e attenzione costante a etica e sostenibilità. Una visione globale che coinvolge politica, comunità, scuola, famiglie e imprese. In questo senso, l’integrazione del fattore H – Health nei criteri ESG rappresenta un’evoluzione significativa: le imprese che mettono la salute al centro delle strategie non solo rafforzano la propria reputazione, ma contribuiscono concretamente a una società più giusta.
Il percorso si conclude con l’idea di ospedale liquido, capace di superare i confini tradizionali e di integrarsi con il territorio, la prevenzione, il digitale e la comunità. Un modello che incarna la visione di una sanità non autoreferenziale, ma aperta, relazionale, solidale. La Charta della Salute si presenta così non solo come un documento programmatico, ma come una sintesi culturale: un luogo d’incontro tra scienza e coscienza, tra innovazione e dottrina sociale della Chiesa, tra la lezione di Leone XIII e l’appello di papa Leone XIV in continuità con il pontificato di Papa Francesco, a educare per costruire un futuro umano, giusto e sostenibile.