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Everest, la vetta più alta del mondo soffocata dalla spazzatura

 
Everest, la vetta più alta del mondo soffocata dalla spazzatura
Redazione

Gli alpinisti che tentano la scalata sull’Everest abbandonano spesso ad alta quota tende strappate, incarti di cibo o bombole di ossigeno vuote ed ogni anno vengono organizzate apposite spedizioni per raccogliere parte della spazzatura lasciata sulla montagna più alta del mondo, al confine tra Nepal e Tibet.

Everest, la vetta più alta del mondo soffocata dalla spazzatura

Da oltre dieci anni gli alpinisti che provano a raggiungere la vetta dell’Everest passando dal versante nepalese (quello a sud-ovest), hanno l’obbligo formale di portare indietro una certa quantità dei rifiuti prodotti: devono pagare una cauzione di circa 3.500 euro, che non viene restituita se non riportano almeno otto chili di spazzatura al campo base, che si trova a circa 5.300 metri di altitudine. Le autorità adesso hanno ammesso che questa misura si è rivelata un fallimento.

Il problema è che spesso i rifiuti riconsegnati dagli alpinisti vengono raccolti dalle stazioni intermedie, in basso rispetto agli 8.848,86 metri della vetta e non dai campi avanzati, quelli situati più vicino. I rifiuti prodotti in quota vengono lasciati in quota, per camminare più leggeri. Dalle quote più alte gli alpinisti tendono a portare indietro solo le bombole di ossigeno, però lasciano lì altre cose tra equipaggiamento, rifiuti di plastica o lattine ed è per questo che più si è vicini alla vetta più il problema della spazzatura è grave.

Di solito, per arrivare in cima all’Everest servono alcune settimane, tra acclimatamento e ascesa ed in media in quel periodo ciascun alpinista produce 12 chili di rifiuti, compresa la cacca, che data l’elevata altitudine e le basse temperature non si decompone completamente. Per dare l’idea delle dimensioni del problema, ogni anno il Nepal concede centinaia di permessi per la scalata dell’Everest a scalatori stranieri, un numero che crea già molti problemi di sovraffollamento; gli alpinisti poi vengono sempre accompagnati da più portatori nepalesi, a cui spetta il compito di preparare il percorso e trasportare l’equipaggiamento necessario, tra le altre cose.

Parte del problema, quindi, è che a chi sale sulla montagna viene richiesto di riconsegnare meno rifiuti di quelli che produce, che si sommano alla spazzatura non raccolta nel tempo. Il risultato è che secondo alcune stime sull’Everest sarebbero depositate circa 50 tonnellate di spazzatura.

L’idea del Governo è di mantenere l’obbligo di raccolta dei rifiuti, ma di far pagare una quota fissa e non rimborsabile. I soldi raccolti dovrebbero servire sia ad istituire un checkpoint al Camp Two, che si trova a circa 6.750 metri di altitudine, sia ad assumere guardie alpine che presidino le zone più vicine alla vetta e controllino che i rifiuti vengano riportati giù.