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Kosovo al voto, Kurti vince ma resta il nodo della maggioranza

 
Kosovo al voto, Kurti vince ma resta il nodo della maggioranza
Redazione

Il partito di sinistra populista e nazionalista del primo ministro Albin Kurti ha vinto in Kosovo le elezioni legislative anticipate, convocate a meno di un anno dalle precedenti, che si erano svolte a febbraio. Le elezioni erano considerate una scommessa per Kurti, in carica dal 2021, che non sapeva se la popolazione lo avrebbe appoggiato o punito per non essere riuscito a formare una coalizione stabile per quasi un anno.

Kosovo al voto, Kurti vince ma resta il nodo della maggioranza

Alla fine, con il 99% dei voti scrutinati, il suo partito ha ottenuto più del 41% ottenuto lo scorso febbraio, ma poco meno di quanto gli sarebbe servito per governare senza alleanze. I due principali partiti dell’opposizione, il Partito Democratico e la Lega Democratica (entrambi nazionalisti e di centrodestra), hanno ottenuto rispettivamente il 21 ed il 13,6% dei voti. Come nella precedente legislatura, hanno detto che non si alleeranno con Kurti, ma le possibilità che il primo ministro ora riesca a formare una maggioranza in Parlamento sono più alte, dato che avrà probabilmente bisogno di allearsi solo con un partito minore per raggiungere i 61 seggi necessari.

Il Kosovo è un piccolo paese dei Balcani occidentali (ha poco meno di 1,6 milioni di abitanti) che si è reso indipendente dalla Serbia nel 1999. Ancora oggi le relazioni con la Serbia sono al centro del dibattito politico ed in particolare la questione che riguarda come dovrebbero essere governate alcune cittadine nel nord del Kosovo a maggioranza serba: i due Paesi raggiunsero un accordo sulla loro gestione nel 2013, ma finora è rimasto in gran parte inattuato. In questi anni Kurti ha costruito parte della sua popolarità sostenendo un maggiore controllo sulle cittadine del nord a maggioranza serba, mentre in campagna elettorale i principali partiti di opposizione hanno detto di volere un rapporto più conciliante ed aperto con la Serbia.

Formare un governo funzionante e migliorare il rapporto con la Serbia sono due obiettivi che servono non solo a portare stabilità nel Paese, ma anche a sbloccare dei grossi finanziamenti internazionali. Entro aprile il Parlamento dovrebbe ratificare degli accordi di prestiti agevolati per un miliardo di euro con l’Unione Europea e la Banca Mondiale. L’Unione Europea inoltre ha acconsentito a rimuovere le sanzioni (incluso il congelamento di alcuni aiuti) che aveva imposto nel 2023 dopo un periodo di grosse tensioni con la Serbia, che avevano portato la NATO a schierare delle truppe sul confine fra i due Paesi. La crisi politica dell’ultimo anno aveva finora impedito questa possibilità, facendo perdere al Paese centinaia di milioni di euro.