• Non è solo luce e gas, è l'energia di casa tua.
  • Un museo. Quattro Sedi. IntesaSanPaolo
  • La piattaforma di wealth planning
  • Italpress Agenzia di stampa

Maduro catturato, il narcostato crolla: fine violenta del regime che ha devastato il Venezuela

 
Maduro catturato, il narcostato crolla: fine violenta del regime che ha devastato il Venezuela
di Luca Lippi

Mentre un’allarmante povertà culturale avvolge le nuove generazioni e ancora scontiamo i danni dei movimenti "telematici" che, abusivamente al potere, hanno tentato di importare il fallimentare modello venezuelano in Italia, la realtà dei fatti impone oggi un brusco risveglio. La caduta di Nicolás Maduro non è solo un evento di cronaca internazionale, ma il monito definitivo contro quelle derive populiste che hanno rischiato di infettare anche la nostra politica nazionale per mano di “venezuelati” che ancora oggi siedono a spese dello Stato nel Parlamento nazionale.

L’improvvisa cattura di Nicolás Maduro segna un punto di rottura definitivo nella complessa storia politica del Sud America. In un’operazione condotta con estrema precisione nelle ore notturne, le forze speciali statunitensi hanno rimosso il leader venezuelano dal potere, portando a compimento una strategia di pressione che l’amministrazione di Washington perseguiva da tempo. Non si è trattato di un evento isolato, bensì del culmine di un’escalation militare e diplomatica senza precedenti, giustificata dagli Stati Uniti sotto il vessillo della lotta al narcoterrorismo globale.

L’OPERAZIONE TATTICA NEL CUORE DI CARACAS

L’incursione, avvenuta tra il 2 e il 3 gennaio, è stata eseguita dalla Delta Force, l’unità d’élite del Combat Applications Group specializzata in operazioni ad alto rischio e antiterrorismo. Il blitz ha colpito simultaneamente diversi centri nevralgici della capitale e delle zone limitrofe. Mentre elicotteri MH-60 sorvolavano i cieli di Caracas, una serie di attacchi mirati ha neutralizzato le infrastrutture logistiche e militari del regime, tra cui il porto strategico di La Guaira e la base aerea di La Carlotta.

L’obiettivo primario dell’operazione era il complesso residenziale fortificato dove Maduro risiedeva con la moglie, Cilia Flores. Nonostante l’elevata sorveglianza, l’unità d’assalto è riuscita a prelevare il leader venezuelano senza subire perdite tra le proprie fila. La rapidità dell’azione e l’apparente mancanza di una resistenza coordinata da parte delle forze locali suggeriscono una pianificazione meticolosa e, forse, un parziale cedimento dei sistemi di difesa interna, lasciando il Paese in uno stato di temporanea paralisi istituzionale.

LA DOTTRINA DEL NARCOTERRORISMO E L’OPERAZIONE SOUTHERN SPEAR

La ragione che ha reso inevitabile l’intervento armato affonda le radici nella definizione che l’amministrazione Trump ha dato del governo di Maduro, descritto come un regime narcoterrorista. Secondo i rapporti del Dipartimento di Stato americano, il Venezuela non era più guidato da una leadership politica tradizionale, ma da un’organizzazione criminale nota come il Cartello del Sole. L’accusa formale è quella di aver utilizzato le istituzioni statali per agevolare il traffico internazionale di cocaina, in collaborazione con gruppi guerriglieri come le FARC colombiane – sedicenti gruppi marxisti/leninisti ma che, di fatto, tutelavano il narcotraffico -  con l’obiettivo deliberato di destabilizzare gli Stati Uniti.

Questa prospettiva ha portato al varo dell’operazione Southern Spear, una massiccia mobilitazione navale e militare nei Caraibi. Il blocco navale, il sequestro di petroliere e l’abbattimento di imbarcazioni sospette hanno costituito il preludio all’arresto di Maduro. La taglia posta sul leader, passata da 25 a 50 milioni di dollari, sottolineava la determinazione di Washington nel voler processare Maduro dinanzi a una corte americana, bypassando i canali diplomatici internazionali e gli organismi come la Corte Penale Internazionale.

IL COLLASSO DI UNO STATO E LA GESTIONE ESTRATTIVA DEL POTERE

Per comprendere la fragilità che ha permesso un simile epilogo, è necessario analizzare le condizioni economiche e sociali del Venezuela. Il Paese è descritto oggi come uno Stato fallito, dove l’iperinflazione e il crollo del potere d’acquisto hanno spinto oltre l’80 per cento della popolazione sotto la soglia di povertà. Nonostante le immense riserve petrolifere, la gestione economica del regime si è basata su un modello estrattivo che ha favorito esclusivamente una ristretta élite militare e politica, impedendo lo sviluppo di una classe produttiva indipendente.

Questa struttura economica, centrata sul petrolio e sulla corruzione sistemica, è stata utilizzata come strumento di controllo sociale. Impedendo l’arricchimento della società civile, il regime ha tentato di prevenire l’insorgere di movimenti di opposizione borghesi, mantenendo il potere attraverso il sostegno dei militari, che controllano quasi la metà dei ministeri chiave. Tuttavia, il progressivo impoverimento della nazione e la fuga di circa otto milioni di cittadini hanno creato un vuoto di legittimità che ha reso il regime vulnerabile non solo alle pressioni esterne, ma anche a possibili tradimenti interni.

DALLA RIVOLUZIONE CHAVISTA ALLA DERIVA AUTORITARIA

L’ascesa di Maduro è indissolubilmente legata all’eredità di Hugo Chávez. Sebbene la rivoluzione bolivariana degli anni Novanta avesse inizialmente promesso una redistribuzione delle rendite petrolifere a favore del welfare, il sistema è presto scivolato verso un accentramento assoluto del potere. Alla morte di Chávez nel 2013, Maduro ha ereditato una nazione già in crisi, rispondendo al dissenso con un incremento della violenza politica e della repressione.

Dalla soppressione delle proteste studentesche del 2014 alla creazione di un’Assemblea Costituente asservita nel 2017, il percorso di Maduro è stato segnato dalla sistematica distruzione dell’apparato giudiziario indipendente e dell’opposizione parlamentare. Questa deriva autoritaria ha isolato il Venezuela sul piano internazionale, trasformandolo in un avamposto per potenze ostili agli Stati Uniti, come Russia e Cina, e rendendo il Paese il perno di una nuova Guerra Fredda nel continente americano.

INCOGNITE GEOPOLITICHE E RISCHI DI INSTABILITÀ FUTURA

La cattura di Maduro apre una fase di profonda incertezza. Sebbene l’operazione sia stata presentata come un successo tattico, le implicazioni legali e geopolitiche rimangono controverse. L’azione unilaterale degli Stati Uniti, priva di un mandato internazionale esplicito, solleva interrogativi sulla sovranità nazionale e sulla legittimità dell’intervento. Il rischio immediato è che la rimozione forzata del vertice non porti a una transizione democratica, ma a un vuoto di potere capace di innescare una guerra civile tra le fazioni militari ancora fedeli al chavismo e le forze d’opposizione.

Il futuro del Venezuela dipenderà ora dalla capacità della comunità internazionale di gestire il dopo-Maduro. Mentre Washington sembra intenzionata a imporre una nuova postura interventista nel Sud America, il destino di milioni di venezuelani resta legato alla ricostruzione di un’economia devastata e alla restaurazione di istituzioni democratiche in un clima di estrema polarizzazione. La cattura del "dittatore" è dunque solo l'inizio di un processo di ridefinizione degli equilibri nell'intero emisfero occidentale.