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Referendum Giustizia, nasce il Comitato cattolico per il Sì: “Riformare per rafforzare lo Stato di diritto”

 
Referendum Giustizia, nasce il Comitato cattolico per il Sì: “Riformare per rafforzare lo Stato di diritto”
di Michela Cinquilli
È stato costituito l' 8 gennaio  presso un notaio di Roma, un comitato referendario a sostegno del “SÌ” alla riforma della giustizia, approvata dal Parlamento il 30 ottobre 2025. Il comitato nasce con l’obiettivo dichiarato di favorire un confronto serio e non ideologico sui contenuti della riforma, evitando ogni contrapposizione da “derby”.
 
Il comitato è composto da oltre cinquanta personalità dell’associazionismo, dell’imprenditoria e del mondo accademico cattolico, insieme a giuristi, avvocati ed ex magistrati, impegnati da anni nella tutela della dignità della persona e della vita umana dal concepimento alla morte naturale.
 
Tra i soci fondatori figurano, tra gli altri, Paola Binetti, Luisa Santolini, Maurizio Sacconi, Massimo Polledri, l’ex Presidente della Corte costituzionale Antonio Baldassarre, il vicepresidente dei Giuristi cattolici Vincenzo Bassi, la segretaria nazionale UCID Stefania Brancaccio, i docenti universitari Gaetano Armao, Eliana Maschio, Giovanni Doria, Mario Esposito, l’avvocato e docente Michela Cinquilli, i sindacalisti Natale Forlani ed Emanuele Massagli, numerosi avvocati ed esponenti del mondo associativo e culturale, tra cui il poeta Davide Rondoni, oltre ad ex magistrati come Pino Morandini ed Enza Lanteri.
 
La presidente del comitato è Stefania Brancaccio; vicepresidenti Guglielmo Borri, Marco Invernizzi e Roberto Cogliandro. Domenico Menorello è vicepresidente vicario.
 
"La  riforma della giustizia rappresenta oggi un passaggio cruciale per il rafforzamento dello Stato di diritto e per il recupero di fiducia dei cittadini nelle istituzioni. In questa prospettiva, alcune direttrici di cambiamento appaiono non più rinviabili. Il superamento di un Consiglio Superiore della Magistratura percepito come espressione di logiche correntizie, la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente a livello costituzionale, così come la necessità di garantire l’effettiva autonomia del giudice da pressioni indebite, anche provenienti dall’interno dell’ordine giudiziario, costituiscono passaggi fondamentali di un percorso di rinnovamento autentico" afferma l'avv. Michela Cinquilli.
 
 
Una giustizia realmente indipendente non può prescindere dalla responsabilità di chi è chiamato ad amministrarla. È in questo senso che si colloca la proposta di sottoporre ogni magistrato al vaglio di un organismo terzo, autonomo e imparziale, un’alta corte capace di assicurare che il principio di uguaglianza davanti alla legge non resti un enunciato astratto. Nessuno, in uno Stato democratico, può dirsi sottratto a forme di controllo che siano rigorose, trasparenti e rispettose delle garanzie.
 
L’appuntamento referendario dovrebbe essere letto e vissuto come un’occasione preziosa di confronto civile, non come terreno di scontro ideologico o di strumentalizzazione politica. Il nostro intento è offrire un contributo costruttivo, favorendo un dibattito che si concentri esclusivamente sul merito delle riforme e sul loro significato profondo per il Paese. In gioco non vi è soltanto l’assetto ordinamentale della magistratura, ma l’idea stessa di giustizia che si intende consegnare alle future generazioni.
 
Ribadire la centralità di magistrati pienamente dediti alla loro funzione istituzionale significa riaffermare un principio essenziale: senza una magistratura autorevole, imparziale e consapevole del proprio ruolo, non può esistere una società davvero civile. La giustizia non è un potere autoreferenziale, ma un servizio alla collettività, e solo attraverso riforme coraggiose e condivise può tornare ad essere percepita come tale.