L’incontro con la stampa ha toccato tutti i temi principali, come ci si aspetta da una conferenza di una presidente del Consiglio che, come Giorgia Meloni, tende a limitare le interviste tradizionali, privilegiando un rapporto diretto con l’opinione pubblica attraverso i nuovi canali di comunicazione più che il confronto sistematico con i giornalisti. Solo in alcuni passaggi il confronto ha mostrato lievi elementi di tensione, in particolare quando una domanda ha messo in luce le divergenze presenti all’interno dell’esecutivo su questioni specifiche, incrinando l’immagine di compattezza che la premier continua a rivendicare e che ha ribadito anche in questa occasione. Come, ad esempio, sul decreto per confermare l'appoggio dell'Italia all'Ucraina aggredita dalla Russia di Vladimir Putin. Sul punto, Meloni è stata ferma nella convinzione che il decreto alla fine passerà, anche se, dentro la Lega, c'è stato chi si è augurato che non abbia via libera dall'aula, come ha fatto il vicesegretario della Lega, Vannacci, al quale il presidente del consiglio si è riferito come un ''generale'' che, per il mestiere che fanno i militari, dovrebbe capire che certe decisioni servono ad abbassare il pericolo potenziale e non ad alimentarlo.
''Mi stupisce in particolar modo - ha chiosato il premier - che arrivi da un generale il ragionamento: i soldati sono i primi che capiscono quanto le forze armate siano fondamentali per costruire pace e non diciamo semplicemente per fare la guerra''.
Restando sul fronte della politica internazionale, il presidente del Consiglio ha risposto ad una domanda relativa alle politiche portate avanti da Donald Trump, nel caso specifico sul futuro della Groenlandia, dicendo, a chiare lettere, di essere contraria a qualsiasi ipotesi di annessione.
E lo ha fatto con un distinguo: ''Continuo a non credere nell'ipotesi che gli Stati Uniti attuino un'azione militare per assumere il controllo della Groenlandia, opzione che chiaramente non condividerei. E non converrebbe a nessuno, neanche agli Stati Uniti'', per poi aggiungere: ''I metodi assertivi Usa stanno ponendo l'importanza dell'area artica per questione di sicurezza, io credo che il messaggio degli Usa è che non accetteranno ingerenze di altri attori stranieri in questa area. È un tema che coinvolge anche noi. Ci deve interessare per quello che quell'area può rappresentare. Anche la Nato ha stabilito che quell'area è una priorità. Deve essere la Nato ad avviare un dibattito serio''.
Parlando di questo argomento, Meloni ha annunciato che ''entro la fine di questo mese il ministero degli Affari esteri presenterà una strategia italiana, stiamo facendo la nostra parte: l'obiettivo è preservare l'area artica, aiutare le aziende italiane e favorire la ricerca. Mi occuperei più di prevenire i problemi, garantendo che ci sia una presenza dell'Alleanza atlantica nell'Artico''.
Nel corso della conferenza stampa alcuni argomenti hanno dato l'impressione di ''stuzzicare'' di più Giorgia Meloni rispetto ad altri. Come, ad esempio, la riforma elettorale sulla quale, rispondendo ad una specifica domanda, ha ripetuto quanto asserito in altre occasioni. E cioè che una riforma che riediti il sistema proporzionale possa favorire anche l'occupazione: ''Credo che Elly Schlein, ma non solo lei, dovrebbe vedere favorevolmente una riforma della legge elettorale che consenta a chi prende più voti di governare per 5 anni. Quindi è un vantaggio per tutti, forse ancora di più per l'opposizione perché così la partita sarebbe più che aperta e potrebbe dargli una maggioranza più ampia rispetto a quanto prevede l'attuale legge elettorale. L'obiettivo non è solo vincere ma riuscire a governare''.
E questo, ha ripetuto, è importante perché in questo modo i cittadini possono avere un un potere reale.
Per quanto riguarda il referendum sulla separazione delle carriere, Giorgia Meloni, dopo avere detto che la relativa data deve essere ufficializzata entro il 17 gennaio, ha indicato quelle del 22 e 23 marzo quelle ''più ragionevoli e probabili''. Quindi, anche ''aiutata'' della formulazione della domanda che le è stata rivolta, Giorgia Meloni ha detto di vedere anche lei ''un intento dilatorio nelle polemiche che ci sono state nei giorni scorsi. Ma non c'è nessuna impasse, nel senso che da parte nostra non c'è nessun intento di forzare la legge, non abbiamo nessuna ragione per forzare. Quindi, quella del 22 marzo ci sembra una data ragionevole ed è quella, dal nostro punto di vista, che ci consente di portare a casa - nel caso in cui i cittadini fossero favorevoli alla riforma - le norme attuative in tempo prima della definizione del nuovo Csm''.
L'appuntamento con la stampa è stata un'opportunità per Giorgia Meloni di toccare un argomento sensibile, quale quello della sicurezza, annunciando che è in fase di elaborazione un provvedimento mirato a frenare il fenomeno delle gang giovanili, che anima la cronache dei centri urbani. Provvedimento che colpirà innanzitutto il proliferare dei reati compiuti con il ricorso alle armi da taglio. Il dato più evidente è che ''ci saranno sanzioni nei confronti dei genitori responsabili di questi minori''.
Ma, ha quindi chiosato Meloni, con una stilettata nemmeno molto velata quando ha detto che ''se vogliamo garantire sicurezza ai nostri cittadini, occorre lavorare tutti nella stessa direzione. Lo deve fare il governo, lo devono fare le forze della polizia, e lo dovrebbe fare la magistratura che è fondamentale in questo disegno. Un appello a lavorare tutti nella stessa direzione per garantire la sicurezza dei cittadini può fare la differenza''.
Tra gli argomenti toccati durante la conferenza stampa c'è stata la tragedia di Crans-Montana (''Siamo pronti a fornire alle famiglie tutta l'assistenza necessaria per fare si che possano avere giustizia. Le le famiglie hanno la mia parola: non saranno lasciate sole''); emergenza abitativa (un Piano casa è ''in dirittura d'arrivo'', per ''mettere in campo un progetto che possa arrivare a mettere a disposizione 100mila nuovi appartamenti a prezzi calmierati ragionevolmente nei prossimi 10 anni, al netto delle case popolari, altro tema del quale il piano casa intende occuparsi"); rapporti con la magistratura (''non ci sono attacchi da parte mia. Che si cerchi di costruire scontri fra poteri, quando da parte mia non esistono, lo trovo un errore per il nostro sistema''); referendum (in caso di bocciatura ''non intendo dimettermi: abbiamo fatto quello che avevamo scritto nel programma, stiamo mantenendo gli impegni ma in ogni caso il mio obiettivo è che questo governo arrivi alla fine della legislatura, una cosa mai stata possibile per i nostri predecessori e presentarsi al cospetto dei cittadini per essere giudicato per il complessivo del lavoro'').
In conclusione, la ''solita'' Giorgia Meloni che non è mai stata messa in difficoltà dalle domande, alle quali ha risposto, ovviamente partendo dal suo punto di vista, a tono. Ma con un'unica eccezione, quando, rispondendo ad una domanda che riguardava altri argomenti, formulata dalla giornalista di un quotidiano sempre critico nei confronti del governo, ha voluto ricordare l'inchiesta di cui è stata fatta oggetto in relazione all'accatastamento della sua casa, a Roma. La sua risposta è stata visibilmente condizionata dal nervo personale toccato dall'inchiesta. Per il resto, per una vecchia volpe della politica, tutto sotto controllo. Anche quando le è stato chiesto cosa voglia fare da grande quando, a partire dal 2029, avendone i requisiti anagrafici, potrebbe ambire a traslocare da Palazzo Chigi al Quirinale, Giorgia Meloni ha risposto col sorriso, dicendo di fare oggi quel che le piace e che lascerebbe solo se potesse lavorare, pagata, con Fiorello.