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In Grecia l’anno comincia dall’acqua, perché il 6 gennaio è il giorno più simbolico dell’inverno ellenico

 
In Grecia l’anno comincia dall’acqua, perché il 6 gennaio è il giorno più simbolico dell’inverno ellenico
Redazione
Mentre in gran parte d’Europa il 6 gennaio segna semplicemente la chiusura delle festività natalizie, in Grecia questa data continua a rappresentare uno dei momenti più densi di significato dell’intero calendario civile e religioso. È il giorno della Teofania, la festa che celebra il battesimo di Cristo e che, nella tradizione ortodossa, consacra simbolicamente tutte le acque del mondo. Non è un dettaglio liturgico, ma un gesto che attraversa secoli di storia e parla ancora oggi alla società contemporanea.

In Grecia l’anno comincia dall’acqua, perché il 6 gennaio è il giorno più simbolico dell’inverno ellenico

Nella visione della Chiesa Ortodossa Greca, l’acqua non è soltanto un elemento naturale, ma il luogo in cui si manifesta il rapporto tra l’uomo e il divino. Il battesimo di Gesù nel fiume Giordano, evento al centro della Teofania, è interpretato come il momento in cui l’acqua stessa viene purificata e restituita alla sua funzione originaria: dare vita, rigenerare, proteggere. È per questo che il rito non resta chiuso nelle chiese, ma si sposta verso il mare, i fiumi, i porti, diventando un atto pubblico e collettivo.

All’alba del 6 gennaio, in tutta la Grecia, dalle isole dell’Egeo ai grandi centri urbani, si ripete un gesto antico e sempre nuovo. Dopo la liturgia, il sacerdote benedice le acque e lancia una croce in mare. Giovani uomini si tuffano tra le onde invernali per recuperarla. Chi la raggiunge per primo non vince una gara, ma riceve simbolicamente una benedizione per l’anno che inizia. È un rito che unisce fede, coraggio fisico e appartenenza comunitaria, osservato in silenzio da famiglie, anziani, bambini, turisti.

In un Paese circondato dal mare, con una storia costruita sull’acqua come via di scambio, difesa e conoscenza, la Teofania assume anche un valore identitario profondo. L’acqua benedetta non è solo segno religioso, ma metafora di un equilibrio da custodire. In tempi segnati da crisi ambientali, siccità e cambiamenti climatici, questa festa antica appare sorprendentemente attuale, ricorda che l’acqua non è una risorsa infinita né scontata, ma un bene comune che va rispettato.

C’è poi un aspetto sociale che rende la Teofania unica nel panorama europeo. In Grecia il sacro non viene separato dalla vita quotidiana, la festa è riconosciuta e partecipata. Le immagini dei tuffi in mare, trasmesse ogni anno dai media, raccontano una società che non ha paura di esporsi al freddo, alla fatica, al rischio simbolico, pur di riaffermare un legame collettivo. In un’epoca in cui molte tradizioni tendono a diventare folclore per pochi, la Teofania resta un rito vissuto da molti.

Quando il calendario torna alla normalità, da oggi, il messaggio di ieri 6 gennaio, continua a risuonare. L’acqua, benedetta e celebrata, resta al centro di una narrazione che unisce spiritualità e cultura. In Grecia l’anno non comincia davvero con i brindisi di Capodanno, ma con un gesto antico, guardare il mare d’inverno e ricordare che da lì passa, ancora, il senso più profondo della comunità.