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La Regione Basilicata eleva a dogma dare con una mano quel che poi ci si riprende con l'altra

 
La Regione Basilicata eleva a dogma dare con una mano quel che poi ci si riprende con l'altra
di Diego Minuti
 
Prendete una Regione qualsiasi - potrebbe essere ad esempio la Basilicata - che, quando ancora Carnevale non è arrivato, decide lo stesso di mettersi in maschera. E lo fa indossando i passi dell'arciere di Sherwood, ma infilandoseli al contrario. Perché mentre Robin di Locksley, in arte Hood, rubava ai ricchi per dare ai poveri, i consiglieri (non tutti) lucani quel che, sulla carta, avevano tagliato del loro stipendio per finalità sociali, se lo riprendono e con gli interessi.
Si dirà: è la solita storia, quella dei vitalizi che, come la creatura di lago di Ness, scompaiono per un sacco di tempo, ma, appena ci si distrae, ecco che mette fuori la testa.
E no. Non è affatto la solita storia perché questa è tutta diversa, è l'elevazione del bizantinismo a pratica amministrativa, grazie al quale ciò per il quale si era stati lodati (rinunciare al 10 per cento dei propri emolumenti, per destinarli ad un fondo finalizzato ad attività meritevoli, quali, ad esempio, il sostegno a categorie fragili) in Basilicata, in Regione, è diventato il modo per fare tornare quei soldi nelle loro tasche. 

Detta così è difficile da capire e ancor prima da spiegare, ma ci tentiamo lo stesso.

 
Quel taglio degli emolumenti da fare confluire in un fondo, deciso nel 2017 in un periodo in cui, chi più, chi meno sinceramente, parlava di casta e dei suoi costi, ma soprattutto degli sprechi, aveva uno scopo bellissimo, peraltro reso anche un laboratorio di democrazia vera, demandando ai lucani il compito di ''proporre la destinazione delle somme attraverso una procedura partecipativa'', stabilita da un apposito regolamento. 
Quindi, soldi recuperati dagli stipendi dei consiglieri e messi in un fondo, da destinare a opere meritevoli e comunque indirizzate laddove per i lucani erano più utili, gestito dall'ufficio di presidenza. Ma per spendere quei soldi ci voleva un regolamento che, a detta di chi oggi si scaglia contro la ''casta 3.0" , non è stato mai redatto, lasciando le somme nel limbo della disponibilità dei gruppi consiliari, che sembrano avere scolpito, sull'uscio di casa, il detto che una mano dà e l'altra toglie.

 

Perché quelle somme oggi sono state destinate ad un'altra figura mitologica, l'indennità differita, per effetto della quale i consiglieri, alla fine del loro mandato, avranno un pacchetto di euro per il quale, capiamoci bene, avranno tirato fuori solo pochi spiccioli.
Ed il bello è che il mini-vitalizio si moltiplica per ogni legislatura. Quindi chi ha seduto sui banchi del consiglio regionale per tre mandati intascherà duemila euro. Che però - chapeau, questo sì che è un colpo di genio - sarà esteso agli eredi. E non veniteci a dire che gli italiani mancano di fantasia. 
Anzi a questi stessi italiani, che vivono nell'orgogliosa terra di Lucania albergando in consiglio regionale, dobbiamo dare atto di grande abnegazione, di uno spirito di servizio che, se solo ce l'avessero anche altri, vivremmo nel migliore di mondi possibili (come direbbe Leibniz, senza per questo volere fare sfoggio di cultura...). 
Perché quella piccola variazione rispetto al precedente regime è stata approvata il 30 dicembre, quando il resto della popolazione magari pregustava le libagioni dell'ultimo dell'anno. Loro, i consiglieri regionali, no. Erano lì, con il volto scavato dalla fatica, a lavorare, a difendere, sul culmine della trincea sotto attacco, il bene comune. 
Grazie ad un'idea che in tanti, da Leonardo e Steve Jobs invidierebbero, i consiglieri hanno votato un ''qualcosa'' che consente loro di intascare, dai 65 anni, un assegno previdenziale, pari a 600 euro al mese, come detto per ogni mandato completo, versando 520 euro mensili. Che, per evitare di sentano soli, saranno integrati dalle casse del Consiglio con altri 1.430 euro al mese. 
I versamenti - questa sì che è una grande idea - avvengono con metodo contributivo, leggermente, ma solo di un pizzico, a favore dei consiglieri: un terzo a loro, due terzi a carico del bilancio pubblico. 
Ora, diteci voi, se questa non è la Cappella Sistina dell'arzigogolo e della furbizia.
Forse, mai come in questo caso, bisognerebbe proprio ammettere che il Dio della coerenza s'è fermato ad Eboli.