Per anni il paracetamolo è stato al centro di un sospetto silenzioso. Uno dei farmaci più utilizzati in gravidanza, considerato da decenni il riferimento per il trattamento di febbre e dolore nelle donne in attesa, è stato progressivamente caricato di dubbi e timori, soprattutto in relazione al rischio di disturbi del neurosviluppo nei bambini. Ora, però, arriva la parola più autorevole possibile:
A confermarlo è la più rigorosa revisione sistematica delle evidenze disponibili pubblicata su The Lancet Obstetrics, Gynaecology, & Women’s Health, che analizza in modo critico oltre vent’anni di studi sul tema. Un lavoro definito dagli stessi autori come “gold standard”, per ampiezza, qualità metodologica e capacità di correggere i principali bias che avevano alimentato l’allarme negli anni passati.
Paracetamolo e autismo: da dove nasceva il timore
Nel settembre 2025, una dichiarazione dell’amministrazione statunitense aveva riacceso il dibattito pubblico, suggerendo che l’assunzione di paracetamolo durante la gravidanza potesse aumentare il rischio di autismo nei bambini. Un’affermazione che aveva trovato terreno fertile in precedenti meta-analisi osservazionali, le quali avevano individuato associazioni deboli tra uso del farmaco e alcuni disturbi neuropsichiatrici infantili.
Tuttavia, come sottolinea il nuovo studio, associazione non significa causalità. Molti di quei lavori erano infatti basati su dati auto-riferiti, campioni limitati o disegni di studio incapaci di distinguere l’effetto del farmaco da quello delle condizioni che ne avevano motivato l’uso.
Lo studio più robusto mai condotto
La revisione pubblicata su The Lancet Obstetrics, Gynaecology, & Women’s Health ha passato al vaglio 43 studi internazionali, selezionando e pesando in modo differenziato quelli metodologicamente più solidi. In particolare, grande rilevanza è stata attribuita agli studi che utilizzano confronti tra fratelli (sibling comparison studies), considerati tra i più affidabili in epidemiologia perché permettono di controllare fattori genetici e ambientali condivisi.
È proprio da questi studi, i più ampi e rigorosi, che emerge un dato netto:
l’assunzione di paracetamolo in gravidanza non aumenta il rischio di autismo, ADHD o disabilità intellettiva.
Quando i risultati vengono corretti per fattori confondenti – genetici, ambientali e clinici – qualsiasi apparente associazione scompare.
Il vero fattore di rischio non è il farmaco
Secondo gli autori, le precedenti associazioni osservate potrebbero essere spiegate da fattori materni sottostanti, tra cui:
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dolore cronico o acuto,
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febbre durante la gravidanza,
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infezioni,
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condizioni infiammatorie,
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predisposizione genetica ai disturbi del neurosviluppo.
In altre parole, non è il paracetamolo a causare il rischio, ma le condizioni che portano una donna incinta ad assumerlo. Un passaggio cruciale, perché ribalta completamente la narrazione che negli ultimi anni aveva contribuito a creare ansia e senso di colpa in molte future madri.
Un messaggio chiaro per la salute pubblica
I ricercatori sottolineano che questi risultati hanno un valore che va oltre il dibattito scientifico. Il paracetamolo resta il farmaco di prima linea raccomandato in gravidanza per il trattamento di febbre e dolore, proprio perché alternative come i FANS presentano rischi ben documentati sul piano ostetrico.
Diffondere messaggi allarmistici non supportati da prove solide rischia di avere effetti controproducenti, inducendo alcune donne a evitare trattamenti necessari, con possibili conseguenze più gravi per la salute materna e fetale.
Scienza contro disinformazione
Questo studio rappresenta anche un caso emblematico di come la scienza funzioni per accumulo e correzione. Le prime ipotesi, basate su dati imperfetti, hanno stimolato ulteriori ricerche sempre più raffinate. Il risultato finale, oggi, è una smentita robusta e documentata.
Come evidenziano gli autori, le politiche sanitarie e le raccomandazioni cliniche devono basarsi sulle migliori evidenze disponibili, non su correlazioni deboli o su pressioni mediatiche.
Una rassicurazione per milioni di donne
Per milioni di donne in tutto il mondo, questo lavoro rappresenta una rassicurazione fondamentale. Assumere paracetamolo in gravidanza, se indicato dal medico, non espone i figli a un rischio maggiore di autismo, ADHD o disabilità intellettive.