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Latte buttato mentre il settore affonda, il paradosso che mette in crisi gli allevatori italiani

 
Latte buttato mentre il settore affonda, il paradosso che mette in crisi gli allevatori italiani
Redazione

A Pavia, l’allevatore Renato Fiocchi agli inizi del 2026 ha purtroppo dovuto buttare in pochi giorni circa 16000 litri di latte provenienti dalle sue 340 vacche. Il motivo? Semplice: non si riusciva a trovare un acquirente. L’azienda con la quale era già stato stipulato un accordo aveva fatto marcia indietro e i caseifici avevano già scorte in abbodanza. Allora ci si potrebbe chiedere: perché non donarlo? L’ha probabilmente pensato anche il Fiocchi, ma la pratica è particolarmente farraginosa ed in conclusione non è stata possibile.

Latte buttato mentre il settore affonda, il paradosso che mette in crisi gli allevatori italiani

Per fortuna, la situazione pare migliorare rispetto alle scorse settimane: si è offerto un caseificio che ne prende 50 quintali a settimana, ma producendone 30 al giorno, comunque potrebbe inevitabilmente essere destinata a ripetersi l’incresciosa situazione di spreco alimentare.
Tra le altre cose, afferma l’imprenditore: «Un centro di raccolta mi aveva proposto di comprarlo a sei centesimi al litro. Piuttosto lo butto».

Tale episodio non è isolato e dovrebbe, nonostante l’evidente negatività di quanto purtoppo accaduto, portare tutti a riflettere sulla situazione del settore caseario, che versa in una situazione di difficoltà.
Infatti, la forte inflazione del prezzo del latte, a seguito di anni di crescita, sta raggiungendo livelli tali da non consentire neanche di coprire i costi delle spese di produzione.

A causa di questa situazione abbastanza instabile e suscettibile a variazioni repentine, la gran parte del latte viene ormai venduta con contratti a scadenze lunghissime, affinchè il prezzo stabilito rimanga costante durante l’intera durata contrattuale. In questo modo, si cerca di ovviare costruendo un difficile equilibrio mediando tra le esigenze degli allevatori e degli imprenditori del settore.

Il direttore della Confagricoltura di Pavia, Alberto Lasagna, ha usato parole molto forti per esprimere il disagio attuale: «Vengono applicate le logiche delle speculazioni di Borsa a una filiera che si regge su beni concreti come le vacche e che ha tempi di investimenti molto lunghi», ricordando inoltre che gli animali non sono macchinari che si spengono e accendono a piacimento, ma hanno un proprio ciclo di vita naturale che va rispettato, per il bene dell’ambiente e di tutti.