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La socializzazione allunga la vita?

 
La socializzazione allunga la vita?
Pierfrancesco Quinto

Il 12 gennaio 2026 The Guardian ha pubblicato un’intervista condotta da Emma Beddington al neuroscienziato Ben Rein riguardo l’importanza della socializzazione. Lo studioso ha messo in evidenza che stare in compagnia di altre persone, oltre ad avere - come noto - molteplici effetti positivi, può persino migliorare la guarigione da malattie come ictus, cancro e infarti.

La socializzazione allunga la vita?

Durante il corso della conversazione, lo scienziato ha messo anche in guardia da molti contenuti spazzatura presenti sulle piattaforme digitali e legati alle neuroscienze: occorre seguire il parere di esperti certificati e non dei guru della rete.

Why brains need friends?
è il primo libro del Prof. Rein, il quale afferma che viviamo in un "mondo post-interazione", con delle ricadute che non si possono trascurare sulla salute. C’è stata poi occasione di citare uno studio - pubblicato dall'autorevole rivista Nature nel 2016 – che illustra un esperimento su dei topi che, sottoposti ad ictus indotti identici, manifesterebbero danni cerebrali più o meno estesi in linea con il parametro della solitudine. All'interno del libro, si cita poi anche un altro lavoro scientifico pubblicato dalla University of Cambridge il 27 luglio 2010 dal titolo Social Relationships and Mortality Risk: A Meta-analytic Review, nel quale si evidenzia come su un campione di oltre 300000 individui, quelle con relazioni sociali meno forti avrebbero nel corso dei novanta mesi successivi una probabilità del 50% in più di morire.

Appare quindi evidente come la Scienza sia contraria all’isolamento tra gli individui e richieda anzi di stare gli uni con gli altri: trascorrere del tempo e momenti assieme ha effetti benefici di cura e prevenzione. Inoltre, la solitudine indurrebbe al rilascio di una maggiore quantità di cortisolo, che a lungo termine potrebbe portare a forme di stress cronico con un accumulo di infiammazione.

Per quanto riguarda i social, la posizione del Doc. Rein è molto forte: gli users risulterebbero più ansiosi, depressi e soli; il che è l’esatto opposto di coloro che socializzano di più. Pertanto, arriva anche un suggerimento di virtual disengagement. In sostanza, ci sarebbe da distinguere una forma di socializzazione dal vivo, nel mondo reale, da quella virtuale, che potrebbe invece contribuire ad acuire la solitudine.