L’idea sembrava l'uovo di Colombo. L’Ucraina è stata invasa e ha bisogno di miliardi per difendersi e ricostruire? Usiamo i soldi che la Russia aveva depositato nelle nostre banche e che abbiamo bloccato all'inizio della guerra. Parliamo di una cifra enorme: 210 miliardi di euro.
Asset russi congelati: perché l'UE non usa i miliardi di Putin
Eppure, nonostante i proclami, quei soldi restano fermi lì. Ma com'è possibile che, con una tale fortuna a disposizione, l'Europa abbia scelto di non toccare quasi nulla? È solo colpa della burocrazia o c’è sotto qualcosa che potrebbe far crollare l’intero sistema economico europeo?
Cosa sono davvero questi "asset" russi?
Quando parliamo di "asset", in parole povere, parliamo di "beni di valore". In questo caso non sono lingotti d'oro chiusi in un forziere, ma soprattutto Titoli di Stato. Esempio semplice: Immaginate che la Russia abbia prestato soldi a paesi come la Francia o la Germania comprando dei "pezzi di carta" (i titoli) che promettono di restituire la somma con gli interessi. Dopo l’invasione del 2022, l’Europa ha detto: "Fermi tutti, questi soldi non tornano a Mosca". Questi titoli sono scaduti, sono diventati denaro contante (liquidità), ma sono rimasti "congelati" nei conti europei. Non possono essere né ripresi dalla Russia, né reinvestiti.
Dove si trovano? La maggior parte, circa 185 miliardi, è custodita in Belgio dentro una sorta di "grande magazzino finanziario" chiamato Euroclear. Il resto è diviso tra Francia e Lussemburgo.
La scelta dell'Europa: Usare le briciole, non la torta
Per mesi i leader europei hanno discusso se fosse il caso di sequestrare tutto il malloppo per darlo a Kiev. Alla fine, però, hanno frenato bruscamente. Perché?
Per una distinzione legale sottilissima ma vitale. L'UE ha deciso di non confiscare il capitale (i 210 miliardi), ma di prendere solo gli interessi che quei soldi producono stando fermi in banca. Parliamo di circa 5 miliardi di euro l’anno. Esempio: È come se uno Stato avessi il libretto di risparmio di un nemico. Derubandolo di tutto il contenuto (il capitale), commette un atto che rompe le regole del gioco e tutti avranno paura di chi detiene capitali di altri Stati. Se invece vengono rubati solo i pochi centesimi di interesse che la banca matura ogni mese, lo stato detentore resta in una "zona grigia" meno pericolosa. Sequestrare il capitale significherebbe rompere le regole del diritto internazionale, e l'Europa non è pronta a farlo.
Il grande timore: L'effetto Domino
Quando si è ipotizzato di usare i 210 miliardi come garanzia per un prestito, è scattato l'allarme rosso. La Russia non è rimasta a guardare. Ha avviato cause legali enormi e ha minacciato di fare la stessa cosa: sequestrare le aziende e i soldi che i privati europei hanno ancora in Russia. A questo punto la BCE è andata nel panico.
La Banca Centrale Europea ha avvertito i governi con una nota segreta. Se l'Europa confisca i beni di uno Stato sovrano, chi ci dice che domani non lo farà con la Cina o con i paesi arabi? Gli investitori di tutto il mondo, spaventati, potrebbero scappare dall'euro, facendo crollare il valore dell’Euro e alzando i prezzi per tutti gli europei.
Perché proprio il Belgio ha detto di no?
Il Belgio è stato il capofila della prudenza. Il motivo è puramente economico: siccome quasi tutti i soldi russi sono lì, se la Russia dovesse vincere le cause legali o attuare ritorsioni, a pagare il conto sarebbe quasi solo il Belgio.
Si calcola che il rischio per lo Stato belga potrebbe valere il 14 per ecnto del suo PIL (il PIL è tutta la ricchezza prodotta da un paese in un anno: perderne il 14 per cento significa andare in bancarotta). Inoltre, esiste un vecchio accordo del 1989 che impedisce di espropriare beni russi senza pagare un indennizzo. Insomma, il Belgio rischierebbe il suicidio finanziario per una decisione collettiva.
Un compromesso tra dubbi e geopolitica
Anche l’Italia ha iniziato a tirare il freno a mano, preoccupata per le nostre banche che hanno ancora interessi in Russia. A tutto questo si aggiunge l'ombra di Donald Trump: molti pensano che questi 210 miliardi debbano restare congelati ma integri, per essere usati come "merce di scambio" durante i futuri trattati di pace.
Il risultato finale? Un compromesso al ribasso: i soldi russi restano dove sono, congelati a tempo indeterminato, mentre l'Ucraina riceverà un prestito di circa 90 miliardi che però verrà finanziato facendo nuovi debiti comuni europei.
Conclusione
Questa vicenda mette a nudo l'ennesima ipocrisia dell'Unione Europea. Da un lato, Bruxelles usa toni epici e bellicosi, ergendosi a paladina della giustizia e della libertà contro l'invasore russo. Dall'altro, quando c'è da mettere mano al portafoglio o rischiare davvero la propria stabilità finanziaria, la solidarietà si ferma davanti ai calcoli dei banchieri.
L'Europa si trova in una posizione ambigua e quasi imbarazzante: vuole punire Putin, ma ha troppa paura di spaventare i mercati. Preferisce indebitare i propri cittadini con nuovi prestiti piuttosto che toccare il "tabù" della proprietà privata russa. Alla fine, il messaggio che passa è cinico: la difesa della democrazia è sacra, certo, ma la protezione del sistema bancario lo è molto di più. È l’ennesima dimostrazione di un’Unione che sa essere un gigante nelle parole, ma che resta un nano politico ed economico ogni volta che il gioco si fa davvero sporco.