Quando si muovono cifre come cinque miliardi di euro, l'attenzione di tutti si accende immediatamente. Non succede perché quei soldi risolvano ogni problema, ma perché indicano che sta per succedere qualcosa di importante nel mondo delle banche. Al centro della scena c'è UniCredit, uno dei giganti del settore, che sta osservando con molta attenzione il Monte dei Paschi di Siena, la banca più antica del mondo
UniCredit e MPS: il piano per la nuova super banca italiana
Il capo di UniCredit, Andrea Orcel, sta studiando le sue mosse come un giocatore di scacchi esperto. Le voci che circolano dicono che ci siano già stati dei contatti con Delfin, che è la società che gestisce i soldi e le proprietà degli eredi di Leonardo Del Vecchio, il fondatore di Luxottica. Delfin possiede circa il 17 per cento di Monte dei Paschi e venderlo a UniCredit potrebbe essere il primo passo di un piano più grande: permettere a UniCredit di prendere il controllo totale della banca senese.
UN CAMBIAMENTO DI SCENARIO RADICALE
Per capire l'importanza di questa mossa, bisogna fare un salto indietro nel tempo. Cinque anni fa, il governo guidato da Mario Draghi aveva offerto il Monte dei Paschi a UniCredit quasi "in regalo", promettendo addirittura degli incentivi miliardari per convincerli a prendersela. All'epoca l'accordo non andò in porto. Oggi la situazione è ribaltata: per avere la stessa banca, UniCredit dovrebbe spendere almeno cinque miliardi di euro e convincere altri soci importanti, tra cui lo Stato italiano, rappresentato dal Ministero dell'Economia, che possiede ancora una parte della banca.
PERCHÉ QUESTA UNIONE CONVERREBBE
Ma perché UniCredit dovrebbe volere il Monte dei Paschi? La risposta sta in quello che gli esperti chiamano risparmio gestito o private banking. In parole semplici, significa occuparsi dei soldi delle persone molto ricche o di chi vuole investire i propri risparmi in modo professionale. Monte dei Paschi ha molti clienti di questo tipo e oltre mille consulenti esperti in questo campo. Per UniCredit sarebbe come comprare un motore già pronto per correre più veloce in un settore che rende moltissimo. Inoltre, l’unione tra le due banche permetterebbe di essere più forti nei prestiti alle famiglie, ad esempio per comprare l'auto o l'arredamento, e darebbe a UniCredit una marcia in più anche a livello europeo. Siena non sarebbe più vista come un peso o un problema da risolvere, ma come un’opportunità per fare affari migliori.
IL RUOLO DEI LEGAMI PERSONALI
A rendere tutto questo molto probabile sono anche i rapporti personali tra i protagonisti. Andrea Orcel è diventato il capo di UniCredit anche grazie al sostegno che ricevette a suo tempo proprio da Leonardo Del Vecchio. I due si stimavano molto e Orcel fa ancora parte del consiglio della fondazione di famiglia. Questi legami di fiducia rendono le trattative più semplici e fluide. Inoltre, gli eredi Del Vecchio hanno bisogno di incassare denaro per chiudere definitivamente le questioni ereditarie lasciate dal padre, quindi vendere la loro quota della banca senese sarebbe per loro un'ottima mossa commerciale.
L'ALTRA PARTITA: L'AVANZATA DEI FRANCESI A MILANO
Mentre tutti guardano a quello che succede tra Milano e Siena, c'è un'altra partita che si gioca a Milano e riguarda un'altra grande banca: Banco BPM. Qui i riflettori sono puntati sui francesi di Crédit Agricole. Questa banca francese ha ottenuto il permesso dalle autorità europee di salire a possedere più del 20 per cento di Banco BPM. Tuttavia, ci sono delle regole molto rigide sulla cosiddetta governance, ovvero sul modo in cui la banca viene amministrata. In pratica, i francesi possono mettere i soldi e dire la loro, ma non possono ancora comandare da soli.
I francesi hanno promesso che, per ora, non faranno un'operazione chiamata OPA. L'OPA, che sta per Offerta Pubblica di Acquisto, è come quando qualcuno si presenta e dice di voler comprare tutte le azioni di una società per diventarne l'unico proprietario.
Anche se non compreranno tutto, i francesi avranno comunque un peso enorme nelle decisioni future di Banco BPM, specialmente quando si tratterà di decidere se unirsi ad altre banche. Il loro obiettivo è avere almeno cinque rappresentanti nel consiglio di amministrazione, il gruppo di persone che decide la strategia della banca. Fino a oggi non ne avevano nemmeno uno, quindi il loro potere sta per crescere in modo evidente, cambiando gli equilibri della finanza italiana.
CONCLUSIONE
Quello che stiamo vedendo è un vero e proprio ridisegno del volto delle nostre banche. Non si tratta solo di passaggi di proprietà o di grandi cifre scambiate tra manager, ma di una strategia per rendere il sistema bancario italiano più solido e capace di competere con i colossi europei.
Se queste operazioni andranno in porto, avremo banche più grandi e organizzate – ma non se ne sentirebbe il bisogno -, capaci di offrire servizi sempre più specializzati – ma anche di aumentare il “cartello” e far pagare questi servizi a costi “calmierati” non per l’utenza -, ma anche un panorama finanziario dove le decisioni importanti verranno prese da un numero ristretto di grandi protagonisti.
Per i cittadini e per le imprese, la sfida sarà capire come questi nuovi giganti sapranno accompagnare l'economia del paese in un futuro che, come abbiamo visto, parla sempre più lingue diverse -nonostante la globalizzazione abbia mostrato più limiti che vantaggi-.