Dopo
oltre un quarto di secolo di negoziati, rinvii, veti incrociati e
compromessi faticosamente costruiti, l’Unione europea si prepara a
firmare uno degli accordi commerciali più ambiziosi della sua storia
recente. Il trattato di libero scambio tra l’Unione europea
e il Mercosur, il blocco sudamericano che riunisce Argentina, Brasile,
Paraguay e Uruguay, sarà siglato ufficialmente il 17 gennaio in
Paraguay, aprendo la strada a un mercato integrato da oltre 700 milioni
di consumatori e a un partenariato destinato a ridisegnare gli equilibri
geoeconomici tra Europa e America Latina.
Il
via libera è arrivato a Bruxelles con la procedura scritta che ha
sancito l’adozione formale delle decisioni necessarie alla firma
dell’accordo di partenariato e dell’intesa commerciale ad interim. La
maggioranza qualificata dei Ventisette ha sostenuto l’intesa, superando
le resistenze di cinque governi, Francia, Polonia, Austria, Ungheria e
Irlanda, mentre il Belgio ha scelto l’astensione. Un passaggio politico
cruciale, che consente ora alla Commissione europea di completare il
percorso avviato per la prima volta nel lontano 1999.
La
firma in Paraguay, confermata dal ministro degli Esteri argentino Pablo
Quirno, rappresenta il punto di arrivo di oltre trent’anni di
trattative. Un traguardo che, secondo la presidente della Commissione
europea Ursula von der Leyen,
assume un valore che va oltre il commercio. In una fase segnata dal
ritorno del protezionismo e dall’uso geopolitico delle dipendenze
economiche, l’accordo Ue-Mercosur viene presentato come la dimostrazione
di un’Europa capace di “tracciare la propria rotta” e di confermarsi un
partner affidabile sulla scena globale.
Sul
piano economico, i numeri spiegano la portata dell’intesa. Il trattato
eliminerà i dazi sul 91% delle esportazioni europee verso il Mercosur,
automobili, macchinari, prodotti chimici, farmaci, tessili, tecnologie
Ict, cioccolato, vino, whisky e altri alcolici, e sul 92% delle
esportazioni sudamericane verso l’Ue, in particolare prodotti agricoli e
materie prime. Bruxelles stima risparmi per le imprese europee
superiori ai 4 miliardi di euro l’anno e una crescita delle esportazioni
Ue verso il Mercosur fino a quasi 50 miliardi di euro entro il 2040.
Per
l’Europa, l’accordo significa anche accesso più sicuro a materie prime e
minerali critici, fondamentali per la transizione verde e digitale.
Oggi circa 60mila aziende europee esportano già verso il Mercosur, metà
delle quali piccole e medie imprese che beneficeranno di procedure
doganali più semplici e di tariffe ridotte. Un impatto che, nelle
intenzioni della Commissione, rafforzerà la competitività industriale
del continente in una fase globale sempre più frammentata.
Non meno rilevante è la dimensione politica. Per il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva,
l’approvazione dell’accordo rappresenta “una giornata storica per il
multilateralismo”. In uno scenario segnato da unilateralismi e tensioni
commerciali, l’intesa tra Ue e Mercosur viene letta come una vittoria
del dialogo e della cooperazione, capace di unire due blocchi che
insieme rappresentano un Pil di oltre 22 trilioni di dollari.
Il
capitolo più delicato resta però quello agricolo, al centro di un
confronto politico acceso e di mobilitazioni diffuse. Per superare le
resistenze, in particolare di Paesi come Italia e Francia, l’accordo è
stato rafforzato sul fronte delle salvaguardie. La soglia per l’avvio di
indagini sui prodotti agricoli sensibili, carne bovina, pollame, riso,
zucchero, miele, uova, aglio, etanolo, è stata abbassata dall’8% al 5%
sia in caso di aumento dei volumi importati sia di calo dei prezzi. Un
“freno di emergenza” che consentirà alla Commissione di sospendere
temporaneamente i benefici tariffari qualora emergano rischi seri di
perturbazione del mercato.
L’Italia
rivendica un ruolo determinante nel miglioramento dell’intesa. Il
ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha parlato di un
risultato storico, sottolineando l’abbassamento delle soglie di
salvaguardia, il rafforzamento dei controlli alle frontiere e l’impegno
su un fondo da 6,3 miliardi di euro per mitigare eventuali shock di
mercato. Centrale, nella posizione italiana, è il principio di
reciprocità, i prodotti importati, infatti, dovranno rispettare gli
stessi standard ambientali e sanitari imposti agli agricoltori europei.
Sul fronte industriale, il giudizio è decisamente positivo. Confindustria
definisce l’accordo una scelta strategica di grande lungimiranza,
capace di creare un mercato integrato di oltre 700 milioni di
consumatori e di rafforzare la proiezione globale dell’Europa. Per
l’Italia, l’interscambio con il Mercosur supera già i 13 miliardi di
euro e l’export è composto per oltre il 94% da beni industriali, con
ampi margini di crescita.
Di segno opposto le valutazioni del mondo agricolo. Coldiretti
riconosce i miglioramenti sulle clausole di salvaguardia ma giudica
insufficienti le garanzie sulla reciprocità. Il timore è che, senza
controlli stringenti e regole uguali per tutti, l’accordo finisca per
favorire concorrenze sleali e mettere a rischio la salute dei
consumatori e la sostenibilità delle produzioni europee. Una linea
condivisa anche dalla Lega, che ribadisce la propria contrarietà e
promette battaglia in Parlamento.
Le
tensioni si riflettono nelle piazze. In Italia, a Milano, i trattori
hanno bloccato il traffico davanti al Consiglio regionale lombardo.
Proteste analoghe si registrano in Spagna, dalla Catalogna alla
Castiglia e León, con blocchi stradali e portuali contro un’intesa
ritenuta pericolosa per la sovranità alimentare e i redditi agricoli.
Nonostante
le contestazioni, il percorso istituzionale prosegue. Dopo la firma del
17 gennaio, i testi dovranno essere approvati dal Parlamento europeo,
ultimo passaggio prima dell’entrata in vigore. Se ratificato, l’accordo
Ue-Mercosur non sarà solo un trattato commerciale, ma un banco di prova
politico, la capacità dell’Europa di coniugare apertura dei mercati e
ambizioni geopolitiche in un mondo sempre più competitivo.