Il 30 luglio 2025 un terremoto di magnitudo 8.8 ha colpito la penisola della Kamčatka nell’estremo oriente russo. Si è trattato di uno dei più forti eventi sismici degli ultimi decenni, ma successe qualcosa di incredibile: il terremoto fu in qualche modo intercettato anche da una rete che non era stata progettata per fini di sismologia.
Terremoti captati dai cavi sottomarini, la fibra ottica apre una nuova frontiera della sismologia
A novemila chilometri di distanza, in alcuni cavi sottomarini in fibra ottica posati nel Mediterraneo, comparsero infatti dei segnali anomali e lo stesso era successo nei venti giorni precedenti. Secondo alcuni ricercatori, le anomalie sono da ricondurre ai processi di preparazione del terremoto e al sisma stesso. Se l’ipotesi fosse confermata dalla comunità scientifica, si aprirebbe una nuova frontiera nella ricerca sismologica.
I cavi di cui si parla sono di Sparkle, società del gruppo TIM che gestisce e monitora oltre un terzo della fibra ottica che passa nel Mediterraneo (la rete mette in collegamento Africa, Medio Oriente ed Europa ed è per questo un’infrastruttura cruciale).
In un cavo di fibra ottica, che ha un diametro di 1,7 centimetri, i dati viaggiano attraverso un segnale luminoso. La polarizzazione della luce, cioè l’orientamento delle sue oscillazioni, è sensibile alle vibrazioni, alle variazioni di pressione e alle deformazioni meccaniche. Di norma, i gestori dei cavi misurano queste variazioni per garantire che i dati arrivino integri. Nel caso del terremoto della Kamčatka, cinque diversi cavi sottomarini della rete Sparkle in luoghi molto distanti del Mediterraneo hanno registrato cambiamenti simili nella polarizzazione della luce.
La fibra ottica dei cavi sottomarini offre un enorme vantaggio: a 3mila metri di profondità, quella che si raggiunge nel Mediterraneo, non esistono rumori prodotti dagli esseri umani.
Rispetto all’eventualità di anticipare gli eventi sismici, gli esperti ritengono che sia bene essere cauti. Per migliorare la precisione delle rilevazioni sismiche, da qualche tempo gli operatori di fibra ottica stanno percorrendo una strada alternativa alla polarizzazione della luce: inserire sui nuovi cavi di fibra ottica sensori specifici in grado di misurare temperatura, pressione e movimenti delle masse d’acqua e del fondale. Questi cavi vengono chiamati “SMART cable” (dove SMART è un acronimo di Science Monitoring And Reliable Telecommunications), e sono stati sperimentati dopo il terremoto e lo tsunami di Fukushima del 2011: da allora il governo giapponese ha sviluppato una rete equipaggiata con sensori sismici che ha abbreviato i tempi dell’allerta tsunami anche in occasione del sisma del 12 dicembre scorso.
La possibilità di usare i cavi in fibra ottica come sensori sismici ha avviato una competizione scientifica a cui partecipano, spesso in collaborazione, aziende private ed enti governativi. In Italia, in particolare, occorre menzionare l’attivazione da parte dell’INGV del progetto InSea (Integrated Seafloor Observatory), realizzato al largo della Sicilia, con l’obiettivo di dimostrare che si possono aggiungere sensori ai cavi commerciali senza modificarne le modalità di posa, gestione e manutenzione.