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Ossitocina contro la cachessia oncologica: la scoperta che può cambiare la cura del deperimento da cancro

 
Ossitocina contro la cachessia oncologica: la scoperta che può cambiare la cura del deperimento da cancro
Redazione

Un ormone noto per i legami affettivi potrebbe diventare una nuova arma terapeutica contro una delle complicanze più devastanti del cancro. L’ossitocina, comunemente chiamata “ormone dell’amore”, mostra infatti un potenziale finora inesplorato nel contrastare la cachessia oncologica, la grave perdita di massa muscolare che colpisce fino all’80% dei pazienti oncologici avanzati e che è responsabile di circa un quarto dei decessi correlati al cancro.

È quanto emerge da uno studio coordinato dall’Università La Sapienza, realizzato in collaborazione con la Sorbonne Université, la University of California, Berkeley, il Cancer Metabolism Research Group di San Paolo, il Policlinico Umberto I e l’CNR Nanotec, e pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Biomedicine & Pharmacotherapy.

Una ricerca che apre prospettive concrete verso quello che potrebbe diventare il primo trattamento ormonale mirato contro la cachessia da cancro in Europa.

La cachessia: una sindrome invisibile ma letale

La cachessia oncologica non è semplice malnutrizione. È una sindrome metabolica complessa, caratterizzata da perdita progressiva e irreversibile di massa muscolare, infiammazione sistemica e alterazioni profonde del metabolismo. Colpisce duramente la qualità della vita dei pazienti, riduce la tolleranza alle terapie oncologiche e compromette l’aspettativa di sopravvivenza.

Ad oggi non esistono terapie realmente efficaci in grado di contrastare il deperimento muscolare associato al cancro. I trattamenti nutrizionali e riabilitativi possono solo rallentare il processo, ma non invertire il danno biologico.

È in questo vuoto terapeutico che si inserisce la scoperta sull’ossitocina.

Ossitocina: da ormone sociale a molecola terapeutica

I ricercatori hanno osservato che i livelli di ossitocina sono significativamente ridotti nei pazienti oncologici, sia nelle fasi iniziali della malattia sia nei soggetti già affetti da cachessia. Un dato chiave, che suggerisce come la carenza di questo ormone possa contribuire alla progressione del deperimento muscolare.

Il vero elemento di novità dello studio sta però nel fatto che l’ossitocina non era mai stata utilizzata direttamente come trattamento contro la cachessia oncologica.

Negli esperimenti condotti su modelli animali affetti da tumore, la somministrazione di ossitocina ha mostrato risultati sorprendenti:

  • riduzione significativa della perdita di massa muscolare;

  • miglioramento della forza e della funzionalità muscolare;

  • stimolazione dei processi di rigenerazione dei muscoli danneggiati.

Il tutto senza influenzare la crescita del tumore, un aspetto cruciale in termini di sicurezza clinica.

Una terapia che agisce sul muscolo, non sul tumore

Lo studio dimostra che l’ossitocina esercita il suo effetto direttamente sul muscolo scheletrico, intervenendo sui meccanismi cellulari che regolano la sintesi proteica e l’equilibrio metabolico. Questo significa che potrebbe essere impiegata in associazione alle terapie oncologiche, senza interferire con i trattamenti antitumorali.

Un passaggio fondamentale, perché consente di separare la gestione del cancro dalla cura delle sue conseguenze più invalidanti.

Tecnologie avanzate e approccio multidisciplinare

A rendere particolarmente solido lo studio è stato l’approccio integrato, che ha combinato:

  • biologia molecolare;

  • istologia;

  • fisiologia muscolare;

  • imaging tridimensionale;

  • modelli sperimentali in vivo e in vitro.

Elemento di assoluta innovazione è stato l’utilizzo della tecnica BONCAT (Bio-Orthogonal Non-Canonical Amino Acid Tagging), che ha permesso di monitorare in tempo reale la sintesi proteica muscolare. Grazie a questa metodologia, i ricercatori hanno potuto dimostrare per la prima volta come l’ossitocina favorisca la produzione di proteine fondamentali per la rigenerazione muscolare anche in presenza di cancro.

Verso il primo trattamento ormonale contro la cachessia

I risultati ottenuti pongono le basi per una nuova strategia terapeutica. Se confermati da studi clinici sull’uomo, l’ossitocina potrebbe diventare una terapia sicura, accessibile e mirata per contrastare la cachessia oncologica, migliorando la qualità della vita dei pazienti e aumentando l’efficacia delle cure antitumorali.

Una prospettiva che segna un cambio di paradigma: non solo combattere il tumore, ma proteggere il corpo dal suo logoramento.