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Cuba al limite: blackout, fame ed esodo, l’isola che sopravvive a se stessa

 
Cuba al limite: blackout, fame ed esodo, l’isola che sopravvive a se stessa
Redazione

Cuba ha attraversato nel 2025 una fase tra le più dure degli ultimi decenni: carenze croniche, inflazione, black-out prolungati, servizi pubblici in affanno ed un esodo continuo.

Cuba al limite: blackout, fame ed esodo, l’isola che sopravvive a se stessa

Il nodo centrale resta la valuta estera. Nel corso del 2025 diversi indicatori e report hanno segnalato un ulteriore indebolimento della capacità di incasso del Paese, con ricadute immediate su approvvigionamenti e trasporti. Il quadro è aggravato da infrastrutture obsolete e da una produttività interna incapace di compensare la dipendenza dall’estero.

Nel 2025 si è registrata una contrazione degli arrivi turistici rispetto ai livelli pre-pandemia. A pesare sono servizi irregolari, carenze alimentari e soprattutto l’instabilità energetica.

I black-out, in alcune aree, arrivano a durare molte ore, con effetti a catena su conservazione dei cibi, scuole, lavoro, trasporti e perfino sulla connettività. L’energia è il moltiplicatore della crisi.

Nel 2025 si è tornati a parlare con forza di dengue e chikungunya, con focolai ed ondate di febbri che hanno messo sotto stress il sistema sanitario. Ci sono state difficoltà nelle diagnosi, nei rifornimenti e nella gestione dei casi più vulnerabili, in particolare tra anziani e bambini.

Accanto alla crisi materiale cresce la pressione sociale. Negli ultimi anni sono riemerse proteste legate ad energia, cibo e condizioni di vita.

L’emigrazione continua a sottrarre energie e competenze. Se ne vanno soprattutto giovani, lavoratori qualificati e personale sanitario. Questo produce un doppio effetto: da una parte le famiglie sopravvivono grazie ai legami esterni, dall’altra il Paese perde capacità organizzativa e diventa più difficile mantenere servizi e produttività.

Il tema è anche demografico: l’invecchiamento accelera ed il peso della cura ricade su reti familiari già fragili. Le rimesse degli emigrati restano una componente cruciale, ma dipendono dai canali disponibili e dal quadro politico. Nel 2025 la relazione con Washington è rimasta tesa su più fronti: diritti umani, sanzioni, regole finanziarie e cornice diplomatica. In parallelo, l’impatto delle restrizioni e la complessità dei trasferimenti continuano a influenzare la capacità delle famiglie di sostenere parenti sull’isola. La sponda internazionale resta un fattore, ma con margini ridotti.

Il 2025 conferma una realtà: senza stabilità energetica, senza un sistema capace di importare beni essenziali e senza un tessuto produttivo che regga, ogni riforma rischia di essere inutile.