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Borsa e mercati, la nuova corsa record: Wall Street oltre i limiti e l'incognita extra-profitti per l'Europa

 
Borsa e mercati, la nuova corsa record: Wall Street oltre i limiti e l'incognita extra-profitti per l'Europa
Luca Lippi

L’apertura del nuovo anno ha portato con sé un segnale inaspettato dai mercati finanziari: un ottimismo che sembra voler superare i confini conosciuti. Se dovessimo paragonare l'attuale situazione a un evento storico, sarebbe simile alla corsa verso il West degli antichi esploratori americani. I grandi indici azionari non si stanno limitando a crescere, ma stanno cercando di stabilirsi in territori mai esplorati prima, con una naturalezza che sorprende gli addetti ai lavori.

Borsa e mercati, la nuova corsa record: Wall Street oltre i limiti e l'incognita extra-profitti per l'Europa

L'indice S&P 500, che raggruppa le 500 aziende americane a maggiore capitalizzazione, ha recentemente superato la soglia psicologica dei 7.000 punti nel mercato dei "futures". Per capire l'importanza di questo dato, dobbiamo immaginare i futures come dei contratti che permettono agli investitori di scommettere sul prezzo che un indice avrà in futuro: il fatto che abbiano chiuso la settimana sopra tale cifra indica una fiducia solida nel medio periodo.

Tuttavia, la vera sorpresa non arriva dai soliti giganti tecnologici, le cosiddette "Magnifiche Sette" (come Apple, Microsoft o Nvidia), che in questo momento procedono a passo alterno. Il vero protagonista è il Russell 2000, l’indice che rappresenta le società più piccole. Questo indicatore è considerato lo specchio della "Street Economy", ovvero l’economia reale, quella delle aziende che producono e vendono beni quotidiani. Quando le piccole imprese corrono, significa che il motore del Paese è vivo e non dipende solo da pochi colossi della Silicon Valley.

IL MOTORE EUROPEO E IL PARADOSSO DEGLI EXTRA-PROFITTI
Mentre gli Stati Uniti corrono, l'Europa non resta a guardare. Il DAX tedesco ha rotto gli indugi superando stabilmente i 25.000 punti, ma è l'Eurostoxx (l'indice delle principali aziende europee) a mostrare una forma smagliante, superando persino la performance della Germania. In questo scenario, l'Italia vive una situazione agrodolce. Se da un lato il PNRR ha garantito un afflusso enorme di capitali (circa 200 miliardi di euro), dall'altro la crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) rimane timida.

Il problema risiede nella struttura della borsa italiana, dominata da banche e aziende energetiche. Negli ultimi tempi, questi settori hanno generato i cosiddetti "extra-profitti", ovvero guadagni eccezionali dovuti a fattori esterni come l'aumento dei tassi d'interesse o il rincaro delle bollette. Sebbene questi profitti rendano felici gli azionisti attraverso i dividendi (la parte di utile pagata a chi possiede le azioni) e i "buyback" (quando l’azienda riacquista le proprie azioni per aumentarne il valore), essi non sempre si trasformano in investimenti che restano nel circolo produttivo del Paese. Al contrario, la Germania sta cercando di usare i propri fondi per trasformarli in un volano industriale duraturo, puntando sulla forza della propria manifattura pesante.

L'ANOMALIA DEI METALLI E IL MISTERO DEL GAS
Un altro fronte caldo è quello delle materie prime, dove le regole classiche sembrano essere saltate. Normalmente, quando il dollaro è forte, i prezzi delle materie prime tendono a scendere perché diventano più costose per chi usa altre valute. Eppure, nonostante un dollaro "d'acciaio" che sta guadagnando terreno sull'euro, metalli come l'argento, il palladio e il platino stanno vivendo fiammate di prezzo improvvise.
Gli esperti chiamano questi fenomeni "spike di volatilità": sono movimenti bruschi e violenti che assomigliano a uno sfogo di pressione, come un geyser che esplode all’improvviso. Questi sbalzi non sono dettati da una reale richiesta di metalli per produrre oggetti, ma da questioni tecniche e finanziarie. Al contrario, il gas naturale sta perdendo valore nonostante il clima rigido, segno che i mercati guardano già alle forniture future con una certa serenità, ignorando il gelo attuale.

UN'EUROPA CHE RICOSTRUISCE LE PROPRIE MURA
Sullo sfondo di questi numeri si muove la geopolitica. L'Europa si trova in una fase delicata: appare politicamente meno influente rispetto al passato, ma sta lavorando intensamente "sotto traccia". Il vecchio continente sta infatti investendo massicciamente nella difesa, un settore che storicamente era stato delegato alla protezione degli Stati Uniti.
Progetti di riarmo e investimenti in aziende come Leonardo o Fincantieri indicano che l'Europa sta cercando di ricostruire la propria solidità strutturale. Questo processo di riorganizzazione richiede tempo e moltissimo denaro: per le aziende del settore, questo si traduce in commesse a lungo termine che potrebbero sostenere le borse europee anche in periodi di incertezza politica. In definitiva, l'anno si è aperto con la voglia degli investitori di incassare i profitti velocemente per paura di cambiamenti di rotta, ma le fondamenta industriali sembrano voler raccontare una storia di resistenza e ricostruzione.