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Il carrello della spesa corre più della finanza: perché i prezzi dei supermercati non si fermano

 
Il carrello della spesa corre più della finanza: perché i prezzi dei supermercati non si fermano
Redazione

Il 16 dicembre del 2025 l’Antitrust - garante della concorrenza e del mercato - ha avviato un’indagine sulla Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e la filiera agroalimentare. Il punto di partenza è stato il fatto che l’inflazione dei supermercati supera quella dei mercati finanziari.

Il carrello della spesa corre più della finanza: perché i prezzi dei supermercati non si fermano

Si possono fare due ipotesi: o è solo una questione statistica, ed effettivamente c’è un rincaro a monte dei prodotti venduti al supermercato, soprattutto del cibo; o i supermercati hanno approfittato degli anni di grande inflazione per far crescere i prezzi più di quanto la merce fosse effettivamente rincarata, facendo così salire i profitti. La seconda ipotesi è quella che deve accertare l’Antitrust, mentre sulla prima si possono dare alcune spiegazioni.

Gli ultimi dati di Istat dicono che a dicembre in Italia l’inflazione generale è stata dell’1,2% su base annua. L’inflazione però misura l’aumento dei prezzi generalizzato, quindi è una media sull’andamento dei prezzi di una serie di prodotti che gli istituti di statistica chiamano “paniere di beni”. A dicembre, questi beni erano del 2,2% più alti rispetto a un anno prima, quasi il doppio dell’inflazione generale. Se si amplia l’osservazione, la differenza resta significativa: da gennaio 2021 a dicembre 2025 il carrello della spesa è rincarato del 26,4%, contro un’inflazione generale del 19,3. Il motivo per cui il costo di fare la spesa aumenta più di tutto il resto è legato al fatto che soprattutto i prezzi dei prodotti alimentari sono più soggetti a improvvise oscillazioni, perché risentono della stagionalità e di cose imprevedibili come i grandi eventi climatici o le guerre.

Le associazioni di categoria hanno sempre giustificato i rincari col fatto che le merci erano rincarate a loro volta anche per loro, e che quindi dovevano rivenderle a prezzi più elevati.

Il dubbio dell’Antitrust è che questo non sia del tutto vero, perché sostiene che i rivenditori possano aver usato il loro potere di mercato per proporre in modo ingiustificato prezzi sempre più elevati. Non solo a svantaggio dei consumatori, ma anche dei fornitori, che al contrario lamentano di avere margini di guadagno sempre più bassi, e quindi non sarebbero all’origine degli aumenti. Secondo l’Antitrust c’è un problema di squilibrio tra i due estremi della filiera: acquirenti troppo grandi e potenti contro un sistema di fornitura frammentato e con scarso potere contrattuale. La cosa da capire è se questa dinamica di mercato sia all’origine dei rincari degli ultimi anni, oppure se lo sia l’aumento del costo dell’energia e delle materie prime.