Prada ha firmato la campagna intitolata "Image of an Image", ideata da Miuccia Prada e Raf Simons, come una riflessione sul potere delle immagini nell’era digitale. Per farlo, Prada si affida allo sguardo concettuale dell’artista americana Anne Collier, che da oltre vent’anni analizza e decostruisce la fotografia come dispositivo culturale, commerciale e psicologico.
Prada Primavera Estate 2026, quando la moda smonta il potere delle immagini
Il risultato non è una campagna nel senso tradizionale del termine, ma una serie di still-life che trasformano l’immagine in soggetto fotografico: fotografie tenute tra le mani, sorrette, quasi protette, come se il gesto del guardare richiedesse attenzione, cura, responsabilità.
Nel cast internazionale ci sono attori come Levon Hawke, fratello di Maya e figlio di Ethan Hawke e Uma Thurman, emerso anche lui come attore tra serie televisive e cinema d’autore, Nicholas Hoult, attore britannico capace di attraversare blockbuster e film indipendenti con la stessa disinvoltura, Damson Idris, protagonista e produttore della serie Snowfall e ormai presenza stabile nel cinema internazionale e Carey Mulligan, attrice inglese pluripremiata che da vent’anni incarna un’idea di recitazione sofisticata e stratificata. Accanto a loro, Hunter Schafer, attrice e artista visiva, simbolo di una generazione che vive il confine tra identità, corpo e rappresentazione come territorio fluido; la musicista e poetessa britannica John Glacier, la cui pratica creativa si muove tra suono, parola e performance; e Liu Wen, supermodella cinese che ha ridefinito il ruolo della modella globale nel sistema della moda contemporanea. Ognuno porta con sé non solo un’immagine, ma una storia professionale, un bagaglio culturale che rende la fotografia meno neutra e più carica di senso.
"Image of an Image" trova la forza nell’idea che l’immagine non sia mai innocente, mai isolata, ma sempre il risultato di una catena di sguardi. Le mani che tengono le fotografie diventano una metafora evidente, ma non didascalica, del desiderio, del consumo, dell’atto di appropriazione visiva che governa la pubblicità. Prada, invece di nascondere il meccanismo, lo espone, lo rallenta e lo rende tangibile.
È una campagna che non chiede di essere “vista”, ma osservata; non consumata, ma compresa ed analizzata. E conferma, ancora una volta, come il dialogo costante di Prada con l’arte contemporanea sia una dichiarazione di intenti: usare la moda per generare domande e non solo per offrire risposte visive prêt-à-porter.