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L’effetto gregge e le trappole della mente, perché i risparmiatori sbagliano timing

 
L’effetto gregge e le trappole della mente, perché i risparmiatori sbagliano timing
Redazione

In finanza, una trappola mentale potente è la tendenza a seguire il comportamento degli altri. Quando un investimento diventa popolare, scatta la paura di restare esclusi. Questo meccanismo spinge ad entrare nei mercati quando l’entusiasmo è già al massimo ed i prezzi hanno incorporato aspettative molto elevate. Il risultato è che molte decisioni vengono prese non sulla base di analisi razionali, ma per conformismo e bisogno di sicurezza psicologica. Seguire il gruppo fa sentire meno soli, ma in finanza raramente porta buoni risultati. È il cosiddetto effetto gregge.

L’effetto gregge e le trappole della mente, perché i risparmiatori sbagliano timing

Un altro fattore da tenere presente deriva dal fatto che il cervello umano si è evoluto per reagire velocemente a pericoli immediati, non per valutare scenari probabilistici o rendimenti nel lungo periodo. In finanza questo limite diventa evidente. Davanti ad un grafico che scende, il cervello interpreta la perdita come una minaccia reale ed attiva una risposta emotiva. Il problema è che i mercati funzionano su orizzonti temporali lunghi, mentre le nostre emozioni vivono nel presente. Questo disallineamento può portare a decisioni impulsive, prese più per ridurre l’ansia che per migliorare i risultati economici.

Per il soggetto medio, una perdita pesa emotivamente molto più di un guadagno di pari entità. Questo spiega perché spesso si evita d’investire o si vende nel momento peggiore. L’idea di vedere il proprio capitale diminuire, anche solo temporaneamente, è percepita come insopportabile. Cercando di evitare piccole perdite nel breve termine, si finisce però spesso per subire perdite molto più grandi nel lungo periodo, soprattutto a causa dell’inflazione e delle opportunità mancate.

Controllare continuamente l’andamento dei mercati o del proprio portafoglio è una delle abitudini più dannose. Le oscillazioni di breve periodo generano stress e amplificano le emozioni, spingendo ad intervenire anche quando non ce n’è motivo. La finanza, però, premia la pazienza e la coerenza, non la reattività.

Tenere grandi somme ferme sul conto corrente dà una sensazione di sicurezza immediata. Il capitale non oscilla e sembra protetto. In realtà, questa apparente tranquillità nasconde una perdita certa e costante di potere d’acquisto. L’inflazione lavora in silenzio, erodendo il valore reale del denaro. Anche questa è una trappola mentale: confondere l’assenza di volatilità con l’assenza di rischio.

Non esiste una soluzione definitiva alle trappole mentali, perché non possono essere eliminate. Possono però essere riconosciute e gestite.