Anche cinque minuti al giorno possono fare la differenza: meno sedentarietà, più anni di vita. I nuovi dati pubblicati su The Lancet ribaltano l’idea che servano sforzi estremi per migliorare la salute.
Fare un po’ di movimento in più ogni giorno non è solo un buon proposito, ma una scelta che può ridurre in modo concreto il rischio di morte precoce. È questa la conclusione, netta e supportata da dati solidi, di una vasta revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su The Lancet, una delle riviste scientifiche più autorevoli al mondo.
Secondo lo studio, camminare a passo sostenuto per soli cinque minuti in più al giorno (circa 5 km/h) è associato a una riduzione del 10% della mortalità totale nella maggioranza degli adulti. Anche tra le persone meno attive, il beneficio resta significativo, con un calo stimato di circa 6% dei decessi complessivi. Un risultato che mette in discussione l’idea, ancora molto diffusa, che solo chi riesce a rispettare pienamente le linee guida internazionali sull’attività fisica possa trarne reali vantaggi.
Camminare di più, stare seduti di meno: la salute passa dai piccoli gesti
La ricerca evidenzia un secondo aspetto spesso sottovalutato: ridurre il tempo passato seduti. Diminuire la sedentarietà di appena 30 minuti al giorno è associato a una riduzione stimata del 7% della mortalità nella popolazione adulta generale, e di circa 3% tra le persone più sedentarie, che trascorrono in media fino a 12 ore al giorno sedute.
Il beneficio maggiore, sottolineano gli autori, si osserva quando il 20% meno attivo della popolazione riesce ad aumentare l’attività fisica anche solo di cinque minuti quotidiani. Un dato di enorme rilevanza per la sanità pubblica, perché sposta l’attenzione dalle performance sportive all’accessibilità del movimento.
Lo studio: numeri, metodo e solidità scientifica
L’analisi ha coinvolto oltre 135.000 adulti, seguiti in media per otto anni, provenienti da sette grandi coorti internazionali in Norvegia, Svezia, Stati Uniti e Regno Unito, inclusa la vasta banca dati della UK Biobank. A rendere particolarmente robusti i risultati è l’uso di dispositivi di misurazione oggettiva dell’attività fisica, come accelerometri e wearable, superando uno dei principali limiti degli studi precedenti basati su dati auto-riferiti.
I ricercatori hanno stimato quante morti potrebbero essere potenzialmente prevenute introducendo piccoli incrementi quotidiani di attività fisica moderata o riduzioni del tempo sedentario, senza richiedere cambiamenti drastici nello stile di vita.
I risultati mostrano che:
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10 minuti in più al giorno di attività moderata sono associati a una riduzione del 15% della mortalità nella maggioranza degli adulti;
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un’ora in meno di sedentarietà al giorno è collegata a una riduzione del 13% dei decessi;
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anche nei soggetti meno attivi, i benefici restano evidenti, seppur più contenuti.
Oltre le linee guida: perché anche poco conta
Fino ad oggi, molte stime sulle morti prevenibili si basavano sull’assunto che fosse necessario raggiungere le raccomandazioni complete dell’Organizzazione mondiale della sanità, ovvero almeno 150 minuti di attività fisica moderata a settimana (Organizzazione mondiale della sanità). Questo studio, invece, dimostra che ogni incremento, anche minimo, produce benefici misurabili.
Gli autori sottolineano che attività leggere, come camminare, salire le scale o muoversi più spesso durante la giornata, e la riduzione del tempo passato seduti, contribuiscono in modo significativo alla salute cardiovascolare e alla longevità.
Un messaggio chiaro per la salute pubblica (ma non una prescrizione individuale)
I ricercatori precisano che questi risultati non devono essere interpretati come consigli personalizzati o come nuove “dosi” di esercizio valide per tutti. Si tratta di stime di impatto a livello di popolazione, utili per orientare politiche sanitarie, campagne di prevenzione e strategie di promozione della salute.
Come accade in tutti gli studi osservazionali, non si può escludere del tutto l’influenza di fattori non misurati, come limitazioni motorie o condizioni di salute pregresse. Tuttavia, la coerenza dei dati e l’ampiezza del campione rendono il messaggio difficilmente ignorabile.
Meno seduti, più vivi: la sfida del nostro tempo
In un’epoca segnata da stili di vita sempre più sedentari, lavoro da remoto e ore trascorse davanti agli schermi, questa ricerca restituisce una verità tanto semplice quanto potente: non serve diventare atleti per prendersi cura della propria salute. Serve, piuttosto, rompere l’immobilità quotidiana, rimettere il corpo in movimento, anche per pochi minuti.
Camminare un po’ di più, alzarsi dalla sedia, scegliere le scale, ridurre il tempo seduti: piccoli gesti, grandi effetti. È una rivoluzione silenziosa, alla portata di quasi tutti, che può tradursi in anni di vita guadagnati e in un sistema sanitario meno gravato da malattie croniche evitabili.